Per il secondo giorno consecutivo, migliaia di cittadini ucraini si sono riuniti nel centro di Kyiv, nella piazza davanti all’Ivan Franko Theatre, vicino alla sede del palazzo presidenziale, e anche in altre città del Paese come Leopoli, per protestare contro la decisione del presidente Zelensky di licenziare il popolarissimo ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Un’azione compiuta nell’ambito di un nuovo rimpasto di Governo, che ha portato anche alle dimissioni e alla sostituzione della premier.

Il 14 luglio il Parlamento ucraino ha accettato le dimissioni della prima ministra Yuliia Svyrydenko. Due giorni dopo, è stato nominato un nuovo Gabinetto dei ministri, guidato da Serhii Koretskyi, politico, funzionario e dirigente d’azienda, da maggio del 2025 amministratore delegato della società statale ucraina del gas Naftogaz. Una scelta legata precisamente dall’esperienza di Koretskyi in ambito energetico durante la guerra, in preparazione di un nuovo, pesante inverno con le strutture energetiche del Paese ancora nel mirino degli attacchi di Mosca.

L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, 35 anni.
L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, 35 anni.

L'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, 35 anni.

(REUTERS)

Al posto di Fedorov, come ministro della Difesa ad interim è stato designato Yevhen Khmara, che ha lavorato nel Servizio di sicurezza ucraino (Ssu). Come ha spiegato Zelensky, Khmara ha diretto il Centro per le Operazioni Speciali Alpha dell'SSU, come responsabile delle operazioni a lungo raggio. «Abbiamo concordato che Khmara supervisionerà anche le operazioni a lungo raggio delle Forze di sicurezza: questa è una priorità».

La notizia del licenziamento di Fedorov ha scatenato immediatamente una vasta reazione perché giudicata del tutto incomprensibile, a fronte dei significativi traguardi da lui raggiunti nei suoi appena sei mesi alla guida di un ministero strategico, di rilevanza cruciale in un Paese in guerra da oltre quattro anni e mezzo. A manifestare in piazza, anche tanti membri delle forze armate, preoccupati che il cambio al vertice del ministero possa avere ripercussioni negative sull’andamento del conflitto e sugli sforzi bellici finora compiuti dall’esercito ucraino, in un momento particolarmente delicato del conflitto.

Originario di Vasylivka, cittadina della regione di Zaporizhzhia ora occupata dai russi, dopo gli studi Fedorov, 35 anni, ha fondato un’agenzia di marketing digitale. Ha lavorato per la società di produzione di Zelensky, fino a quando nel 2019 è entrato nella campagna elettorale dell’attuale capo di Stato gestendone il settore digitale. Durante la presidenza di Zelensky, è diventato il primo ministro per la Trasformazione digitale del Paese, nuovo dicastero che ha dato grande impulso al progresso tecnologico, in particolare con lo sviluppo dell’applicazione e del portale digitale del Governo ucraino (Diia) che permette di digitalizzare tutti i documenti personali dei cittadini semplificando e snellendo enormemente la burocrazia e le pratiche amministrative.

Con il programma “Esercito dei droni”, da lui lanciato con il sostegno della piattaforma di raccolta fondi del Governo di Kyiv, Fedorov è stato anche il principale artefice del cambio di passo nella guerra, promuovendo un nuovo approccio strategico basato sull’uso dei droni in grado colpire obiettivi in territorio russo anche a grandi distanze. Lo scorso gennaio è stato chiamato alla guida della Difesa.

L'attivista per i diritti umani ucraino Boris Zakharov.
L'attivista per i diritti umani ucraino Boris Zakharov.

L'attivista per i diritti umani ucraino Boris Zakharov.

(ANDRE HIRTZ)

«Fedorov è stato un ministro della Difesa di successo, che ha promosso una serie di riforme valutate positivamente da molti militari e volontari. Secondo una parte significativa della società ucraina, ha soddisfatto le aspettative sia nella lotta alla corruzione e nella demonopolizzazione degli appalti della difesa, sia nella riforma del sistema del servizio militare a contratto. In particolare, i militari hanno ottenuto maggiori opportunità di ricevere un'equa remunerazione in base ai loro effettivi meriti e ai risultati conseguiti durante il servizio». A commentare è Boris Zakharov, attivista ucraino per i diritti umani, analista, storico, presidente dell’associazione umanitaria Human & Law. «Allo stesso tempo, però, non ha potuto migliorare in modo sostanziale il rispetto dei diritti umani nell'ambito del servizio militare, dove continuano a sussistere numerose criticità sia per i militari sia per i cittadini soggetti agli obblighi di leva».

Tra Fedorov e il comandante in capo delle Forze Armate dell'Ucraina, Oleksandr Syrskyi, esisteva un conflitto, che i due non hanno mai nascosto, prosegue l’attivista. «Secondo molti esperti, le ragioni di tale contrasto possono essere diverse. Alcuni ritengono che fosse legato alle riforme, alla demonopolizzazione del settore della difesa e alla lotta contro la corruzione. Altri ipotizzano che riguardasse la redistribuzione dei flussi finanziari nel settore degli appalti della difesa».

Secondo Zakharov, tuttavia, la principale ragione della destituzione è un'altra. «Durante il suo mandato, Fedorov è diventato uno dei rappresentanti del Governo più popolari e ha acquisito una notevole autonomia politica. Negli ambienti politici ha iniziato a essere considerato come un possibile protagonista delle future elezioni presidenziali, che dovrebbero svolgersi dopo la fine della guerra. Già oggi molti politici ucraini guardano allo scenario del dopoguerra. Penso che la crescente influenza politica di Fedorov possa averlo trasformato in un potenziale concorrente all'interno dell'attuale maggioranza. Per questo motivo, la sua destituzione può essere interpretata anche come il tentativo di Zelensky di eliminare una possibile futura concorrenza politica».

Un uomo con una bambina sulle spalle nella manifestazione di protesta a Kyiv contro la destituzione di Fedorov.
Un uomo con una bambina sulle spalle nella manifestazione di protesta a Kyiv contro la destituzione di Fedorov.

Un uomo con una bambina sulle spalle nella manifestazione di protesta a Kyiv contro la destituzione di Fedorov. 

(REUTERS)


A giudizio dell’attivista, «le dimissioni del Governo hanno avuto un carattere arbitrario. Come nel precedente rimpasto, anche questa decisione non è stata adeguatamente motivata. Non sono state fornite spiegazioni convincenti sul fatto che i membri del Governo non fossero stati all'altezza delle proprie responsabilità. Al contrario, erano percepiti come tecnocrati competenti».
In tutta questa vicenda, a emergere con forza è, ancora una volta, la grande forza e maturità della società civile ucraina che, anche in tempo di guerra, legge parziale, paura degli attacchi, non rinuncia a esporsi, a far sentire la sua voce esercitando il diritto di manifestare ed esprimere il dissenso. Come ricorda Zakharov, le proteste di oggi ricordano quelle dello scorso anno, quando furono provocate da un disegno di legge che avrebbe attribuito al Procuratore Generale il controllo sugli organi anti-corruzione. Allora, la protesta di massa riuscì ad ottenere il dietrofront del Governo.

«Quando una parte significativa della popolazione ritiene che il potere oltrepassi gli standard democratici o i principi della buona governance, gli ucraini scendono in piazza per manifestare pacificamente», sottolinea Zakharov. «Tuttavia, non posso condividere pienamente la posizione di una parte rilevante della società civile secondo cui questi eventi costituiscano, di per sé, una ragione sufficiente per organizzare proteste di massa nelle strade. Innanzitutto, Fedorov è sempre rimasto un membro leale della squadra del presidente Zelensky. In qualità di membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa, ha partecipato anche all'adozione delle decisioni relative all'imposizione di sanzioni, la cui legittimità, a mio avviso, solleva seri dubbi. Per questo motivo considero l'attuale situazione soprattutto come una manifestazione della lotta politica interna all’attuale maggioranza».

Sebbene la destituzione di Fedorov sia preoccupante, dice Zakharov, non è il problema più grave con cui l’Ucraina si confronta oggi. «A mio avviso, esistono violazioni dei principi dello Stato di diritto ben più profonde, che meriterebbero un'attenzione pubblica perfino maggiore. Mi riferisco in particolare alla prassi di imporre sanzioni personali nei confronti di persone soggette alla giurisdizione dell'Ucraina o di Stati amici. Decisioni a mio avviso adottate in modo arbitrario, senza un'adeguata procedura giudiziaria, e che comportano una significativa limitazione dei diritti fondamentali in violazione della Costituzione e degli obblighi internazionali dello Stato».

Quanto gli organi anticorruzione, «sono convinto che debbano essere indipendenti, ma che allo stesso tempo non possano rimanere privi di un adeguato controllo democratico. È per questo motivo che non posso sostenere completamente le proteste di massa, né dello scorso anno né di quest'anno, pur riconoscendo il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente anche in tempo di guerra e considerando questa reazione come l'espressione di una società civile viva e attiva».