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C'è una città, questa sera, che sa di più che calcio. Bergamo, la città che ha visto morire troppe persone in una primavera già dimenticata da buona parte d'Italia, si è rimessa in piedi. E stasera, alle 20 e 45, alla New Balance Arena che un tempo si chiamava Azzurri d'Italia, come per un segno del destino — ospita la Nazionale in una di quelle partite che non sono partite. Sono rese dei conti.
Gennaro Gattuso ha scelto Bergamo lui stesso. Lo ha detto con la chiarezza senza fronzoli che è il suo marchio di fabbrica: «Ho scelto io di giocare qui, e ringrazio Gravina per avermi assecondato». Uno stadio praticamente esaurito, ventitrémila biglietti venduti in poche ore. La gente ha capito prima del fischio d'inizio che cosa c'è in ballo.
Eppure, se si ascolta bene, sotto le voci dei tifosi, sotto le trombe e le sciarpe azzurre, si sente qualcos'altro. Un brusio vecchio di sessantotto anni. Un fantasma che cammina sui campi invernali di Belfast e non se n'è mai andato davvero.


La Disfatta di Belfast: gennaio 1958
Bisogna ricominciare da lì, da quel 15 gennaio 1958, da una Belfast gelida e ostile, per capire perché questa serata pesi così tanto. Perché il calcio italiano porta ancora quella ferita come una cicatrice che non ha mai smesso di bruciare.
La situazione era limpida come il ghiaccio sulle strade di quella città: all'Italia bastava un pareggio. Ribadiamolo, perché è una di quelle crudeltà che il calcio dispensa con generosità maligna: bastava un pareggio. Alfredo Foni, il commissario tecnico, uomo di catenaccio, di linee difensive, di pragmatismo tutto italiano, si presentò con quattro oriundi in campo, tra cui il grande Juan Alberto Schiaffino, già protagonista con l'Uruguay del leggendario Maracanazo del 1950, quando aveva steso il Brasile nel tempio del Maracanã. Gente di talento, insomma.
La partita avrebbe dovuto giocarsi a dicembre del 1957, ma l'arbitro ungherese era arrivato in ritardo e fu rinviata. Nel frattempo si era giocata una sorta di amichevole che amichevole non era stata per niente. Le tensioni erano tali che la questione finì addirittura in Parlamento, a Roma, dove i deputati discutevano degli episodi controversi e del trattamento ricevuto dagli azzurri. Si capisce, allora, che clima trovarono gli italiani scendendo in campo quel pomeriggio di gennaio.
Ma l'ambiente ostile, invece di fiaccarli, galvanizzò i nordirlandesi. Il fisico e il ritmo dei britannici ebbero la meglio sull'organizzazione italiana. McParland aprì le marcature, Cush raddoppiò. Nel secondo tempo l'Italia accorciò con Da Costa, ma non bastò. Finì 2-1. L'Irlanda del Nord si qualificò per la prima volta nella storia ai Mondiali. L'Italia restò a casa.
Gino Pivatelli, uno degli azzurri in campo quel giorno, ricostruirà la serata quasi sessant'anni dopo con parole che ancora fanno rabbrividire: «Pesava un quintale e mezzo, era basso e pelato. Quelli menavano, non ci fischiò nulla. Gli irlandesi lo avevano istruito per bene prima, uno dei loro parlava la sua lingua. Ci massacrò, ma fu soprattutto colpa nostra». Colpa nostra. Due parole difficili da pronunciare, facilissime da dimenticare. E l'Italia, nei decenni successivi, dimenticò eccome.


Dai trionfi alle catastrofi: i due buchi neri recenti
Dopo il 1958, l'Italia tornò sempre ai Mondiali. Nel 1982 li vinse, col colpo di testa di Marco Tardelli e il grido liberatorio che è entrato nella storia. Nel 2006 li vinse di nuovo, a Berlino, sotto una luna piena e contro i favori di mezzo mondo. Sembrava che quella prima, clamorosa assenza del 1958 fosse destinata a restare un'eccezione irripetibile. Una parentesi. Un incidente di percorso.
Invece no. La storia ama i cerchi, e li chiude sempre quando meno te lo aspetti.
Il 2017 è il primo capitolo della tragedia moderna. L'Italia allenata da Gian Piero Ventura, dopo aver mancato la prima posizione nel girone di qualificazione, la Spagna era troppo forte, troppo continua, troppo disciplinata, si trovò a dover giocare gli spareggi contro la Svezia. Uno spareggio che nessuno aveva previsto, che fu vissuto già come un mezzo fallimento prima ancora di cominciare.
A Stoccolma finì 1-0 per gli scandinavi. A San Siro, nella partita di ritorno, l'Italia tenne palla per il 75 per cento del tempo, 631 passaggi completati contro i 117 degli avversari, ma non segnò. Si ricorda ancora la panchina, il cambio mancato, Insigne seduto mentre De Rossi aspettava. Una notte di incomprensioni, di paure, di una squadra che non sapeva come trasformare il possesso in gol. Andò a casa la Svezia. L'Italia guardò il Mondiale del 2018 in Russia dalla televisione.


Quattro anni dopo, nel 2022, sembrava impossibile ripetersi. L'Italia aveva appena vinto gli Europei, battendo l'Inghilterra in finale a Wembley ai rigori, con Donnarumma in forma sovrumana. Era tornata la squadra più forte del continente, o almeno così si voleva credere. Invece finì anche peggio.
La Svizzera arrivò prima nel girone, e Jorginho, quel centrocampista elegante, dal piede raffinato, che era stato determinante agli Europei, sbagliò due rigori contro gli elvetici. Due. Il secondo calciato sull'1-1 a pochi minuti dalla fine avrebbe potuto cambiare tutto. Invece il pallone andò dove non doveva andare.
Agli spareggi l'Italia incontrò la Macedonia del Nord, a Palermo. Partita secca, un gol nei minuti di recupero, firmato da un giocatore che nessuno conosceva. 32 tiri italiani, un solo gol macedone. Il Mondiale del 2022 in Qatar, l'Italia lo seguì ancora dalla televisione. Due Mondiali consecutivi saltati. Una cosa che non era mai successa nella storia degli azzurri.
E proprio nell'ultima giornata di quel gruppo di qualificazione, l'Italia aveva pareggiato 0-0 a Belfast contro l'Irlanda del Nord. Il cerchio si stringeva, anche se nessuno lo vedeva ancora.
A Bergamo: dentro o fuori
Eccoci qui. Di nuovo loro. Di nuovo noi. Di nuovo tutto in novanta minuti, o centoventi, o fino ai rigori, perché questa è una gara secca e non si scherza.
L'Irlanda del Nord arriva a Bergamo con una storia che merita rispetto: cerca la prima qualificazione ai Mondiali dal 1986, quarant'anni di attesa. Michael O'Neill, il loro commissario tecnico, ha costruito una squadra compatta, organizzata, pericolosa sulle palle inattive. Non hanno la stella assoluta, Conor Bradley, l'esterno del Liverpool, è fuori per infortunio, ma sono un collettivo vero, temprato dalla Nations League vinta nel proprio girone.
Dall'altra parte c'è un'Italia che sembra diversa. Gattuso, uno che non ha mai avuto paura di niente in vita sua, ha lavorato mesi per costruire un gruppo, per creare appartenenza. «Ho lavorato per creare il gruppo», ha detto. «Sono due Mondiali che non partecipiamo. Ora dobbiamo alleggerire i ragazzi. Questo gruppo merita una gioia».


Una gioia. Parola semplice, carica di storia. Perché sono anni che la Nazionale italiana non dà gioia vera. Vittorie sì, qualche lampo, ma quella sensazione di pienezza, di essere lì, in mezzo al mondo, a lottare per qualcosa di grande, manca dal 2006.
Il campo di Bergamo ha portato bene: 5-0 all'Estonia sotto Gattuso, una vittoria larga che aveva fatto sperare. Lo stadio sarà pieno, il vento è freddo ma il cielo promette di essere limpido. Niente nebbia come a Belfast nel 1958. Almeno questa è una buona notizia.
Guida tecnica alla partita
DOVE E QUANDO
New Balance Arena (ex Azzurri d'Italia), Bergamo. Giovedì 26 marzo 2026, ore 20:45. Gara secca: in caso di parità si va ai supplementari, poi eventualmente ai rigori.
DOVE SEGUIRLA
In chiaro su Rai 1. Streaming gratuito su RaiPlay.
COSA SUCCEDE SE L'ITALIA VINCE
Accede alla finale dei playoff, prevista per il 31 marzo, contro la vincente di Galles-Bosnia ed Erzegovina. La finale si giocherà in trasferta (a Cardiff o Sarajevo). Chi vince va ai Mondiali 2026 in USA, Canada e Messico.
COSA SUCCEDE SE L'ITALIA PERDE
Eliminazione definitiva. Terza mancata qualificazione consecutiva. La Nazionale giocherebbe un'amichevole il 31 marzo contro l'altra squadra eliminata. Un disastro sportivo senza precedenti.
PROBABILI FORMAZIONI
ITALIA (3-5-2): Donnarumma; Mancini, Bastoni*, Calafiori; Politano**, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Ct: Gennaro Gattuso.
* Bastoni in dubbio, possibile alternativa Buongiorno. ** Politano recuperato, Palestra in panchina. Out Scamacca, Chiesa e Cambiaso.
IRLANDA DEL NORD (3-5-2): Hazard; McNair, Brown, McConnell; Hume, Galbraith, Lyons, McDonnell, Lewis; Donley, Price. Ct: Michael O'Neill.
* Out Conor Bradley (infortunio), la stella assoluta del Liverpool.



