Borgo Incoronata si sveglia nel silenzio pesante del dopo-tempesta. Un silenzio rotto solo dal rumore delle idrovore e dal raschiare delle pale contro il fango. L’odore acre dell’acqua stagnante entra nelle case, si mescola al legno bagnato, ai tessuti impregnati, ai ricordi distrutti.

A pochi chilometri da Foggia, questa piccola borgata - che conta circa 600 residenti nata a ridosso del Santuario sorto nel luogo dove nell’anno 1001 la Madonna Nera apparve al Conte di Ariano e al pastore Strazzacappa - è oggi uno dei simboli più evidenti dell’emergenza che ha colpito la Capitanata alla vigilia delle festività pasquali.

soccorso in gommone nelle campagne di Borgo Incoronata, nel foggiano

Qui, dove la Pasqua avrebbe dovuto portare tavole apparecchiate e famiglie riunite, oltre una decina di nuclei familiari trascorrerà invece i giorni di festa lontano da casa, ospiti di amici e parenti. Le loro abitazioni sono state invase dall’acqua dopo l’esondazione del fiume Cervaro, trasformando in poche ore appartamenti e cantine in distese di fango e detriti. In alcune palazzine l’acqua ha raggiunto i primi piani, sommergendo mobili e oggetti. Una ventina di scantinati è completamente allagata. I vigili del fuoco, la protezione civile e i mezzi comunali lavorano senza sosta per svuotare gli ambienti e rendere nuovamente accessibili strade e ingressi.

«L’acqua è arrivata all’improvviso, in pochi minuti- racconta la signora Maria mentre continua a fissare il suo pavimento completamente coperto da acqua marrone-. Non abbiamo fatto in tempo a salvare niente. Una vita dentro casa e adesso non sappiamo da dove ricominciare».

La scena si ripete di casa in casa: divani gonfi d’acqua, armadi da buttare, elettrodomestici inutilizzabili. «Ci sono sessanta centimetri di fango da togliere- racconta un’altra residente-. Non c’è nulla da recuperare».

Quando l’acqua ha iniziato a salire, molti sono stati costretti a lasciare tutto. «È arrivata come un fiume in piena, nel giro di due ore avevamo casa invasa. Siamo scappati»: racconta una donna che vive qui dagli anni ’80. A soccorrere gli abitanti sono stati i vicini, i giovani del borgo, insieme alle squadre di emergenza. Per trarre in salvo una famiglia che vive in un casolare nelle campagne della borgata i Vigili del fuoco sono dovuti andare con un gommone. «Ogni volta che piove forte – racconta Mario un agricoltore di 65 anni – abbiamo paura. Qui basta poco per finire sott’acqua. Ma questa volta credevamo di non farcela. Sono uscito fuori al balcone e non ho più visto i miei terreni, la strada. Sono acqua. E’ stato impressionante».

Anna, casalinga di 57 anni aveva immaginato un’altra Pasqua. «Io avevo già preparato quasi tutto per il pranzo di domenica – racconta-. Dovevano venire i miei figli, i miei nipoti. Avevamo organizzato il pranzo, la tavola, come ogni anno. Era il momento per stare tutti insieme». Poi si ferma, guarda il pavimento segnato dal fango e aggiunge: «Adesso invece dobbiamo andare a casa di amici. Li ringrazio davvero, perché senza di loro non sapremmo dove andare. Ci stanno dando una mano enorme». Ma il pensiero torna subito a ciò che è stato perso. «Questa sarà- dice- una Pasqua triste. Dovremmo essere felici, perché il Signore è risorto ma a me viene solo da piangere».

Tra i vicoli di Borgo Incoronata, accanto alla fatica, cresce anche la rabbia. Non è la prima volta che accade. In passato le alluvioni avevano colpito soprattutto le cantine; questa volta l’acqua è entrata nelle abitazioni.

«Il fiume – racconta ancora Maria - è sempre pieno di detriti, rami. La situazione poteva essere gestita meglio».

Il danno economico è ingente, ma quello emotivo è ancora più difficile da quantificare: una vita costruita nel tempo spazzata via in poche ore. Oggetti, fotografie, ricordi familiari: tutto compromesso. Per molte famiglie il ritorno alla normalità è ancora lontano. Le abitazioni non sono agibili, i lavori di pulizia richiederanno tempo, e intanto resta l’incertezza su come e quando si potrà ricominciare. La Pasqua, quest’anno, sarà vissuta altrove. Non nelle proprie case, non tra le proprie cose, ma in spazi prestati, con un senso di provvisorietà che pesa più di ogni altra cosa.

L’emergenza non si ferma alla borgata foggiana. Nei Monti Dauni, a Celle di San Vito – il comune più piccolo della regione Puglia – una frana ha reso impraticabile la strada provinciale 126, isolando completamente il paese. «Chi ha comprato la colomba la potrà mangiare, gli altri no», commenta con amara ironia la sindaca Maria Giannini, raccontando una comunità abituata a convivere con l’isolamento ma sempre più stanca di affrontare emergenze cicliche. Situazione critica anche a Roseto Valfortore, dove altre frane hanno compromesso la viabilità isolando la comunità. È atteso l’intervento dell’Esercito per valutare percorsi alternativi e garantire collegamenti minimi, mentre a Borgo Incoronata sono già arrivati i militari dell'undicesimo Genio dell'esercito Italiano. La prefettura ha annunciato che le necessità, come i medicinali, e i trasporti urgenti saranno garantiti da mezzi di soccorso aereo.

Mentre l’acqua si ritira lentamente, resta una domanda sospesa tra le case di Borgo Incoronata e i paesi dell’entroterra: cosa accadrà quando i riflettori si spegneranno?

Tra il fango ancora da spalare e le festività imminenti, la paura più grande non è solo quella della prossima pioggia, ma quella di essere dimenticati. Una sensazione che si fa strada lenta, proprio come l’acqua che, ritirandosi, lascia dietro di sé non solo detriti, ma anche fragilità irrisolte. E dai balconi di un’abitazione di Borgo Incoronata arriva un appello chiaro: «Non lasciateci soli – dice una donna-. Servono interventi veri, non solo emergenze».