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Il Marocco in festa
Il 18 gennaio 2026 è una data segnata con un pennarello rosso sul calendario da parte della popolazione marocchina. Quel giorno il Marocco sarebbe potuto tornare a vincere la Coppa D’Africa in casa, dopo oltre 50 anni (l'unico successo risaliva al 1976). Non tutte le favole però garantiscono il lieto fine nella realtà, soprattutto quando vengono prese decisioni sbagliate, come quella di Brahim Diaz, che tirando il rigore sullo 0-0 contro il Senegal aveva tentato un “cucchiaio” a dir poco rischioso, sbagliando, per poi veder sfumare definitivamente il sogno al 119° con il gol di Pape Gueye.
Fin qui sembrerebbe la descrizione di una normale — certo drammatica, ma regolare — finale di calcio. Ma riavvolgendo brevemente il nastro, capiamo che è la finale più lontana dall’essere “normale” della storia del calcio. Tra l’assegnazione e la battuta del calcio di rigore da parte di Brahim Diaz sono passati 16 minuti — un’eternità — perché i giocatori del Senegal, furiosi per il rigore concesso all’avversario dall'arbitro Jean-Jacques Ndala, hanno deciso di abbandonare il campo in segno di protesta.


Si finisce a carte bollate, la Federazione marocchina (FRMF) deposita un reclamo ufficiale alla Commissione Disciplinare della CAF (Confédération Africaine de Football, l'organo di governo del calcio in Africa), chiedendo il 3-0 a tavolino e citando il regolamento sull’abbandono del campo. In prima istanza, però, la Commissione disciplinare respinge il ricorso: «Poiché la squadra del Senegal è rientrata in campo e la partita si è conclusa regolarmente sotto la direzione dell'arbitro, non si può configurare un abbandono definitivo».
Il Marocco non ci sta e si rivolge alla Commissione d’Appello della CAF, un organo superiore. Da Rabat, citando l’Articolo 84 del Regolamento della Coppa delle Nazioni Africane, sostengono che l’arbitro avrebbe dovuto fischiare la fine del match nel momento stesso in cui i calciatori senegalesi sono rientrati negli spogliatoi. Secondo i legali marocchini, il semplice atto di voltare le spalle al campo e interrompere il gioco per oltre un quarto d'ora costituisce un'infrazione insanabile.
La faccenda si conclude solo il 17 marzo 2026. Con una sentenza che ribalta il verdetto precedente. I giudici hanno stabilito che il "rientro spontaneo" del Senegal non annulla la gravità dell'abbandono iniziale.
Di conseguenza, il titolo del Senegal è revocato e assegnato al Marocco con la vittoria per 3-0 a tavolino. È la prima volta nella storia che una finale di una grande competizione internazionale viene decisa in un'aula di tribunale due mesi dopo la premiazione. Mentre a Casablanca e Rabat sono esplosi i festeggiamenti (seppur tardivi), il Senegal ha già annunciato che ricorrerà al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna per un'ultima, disperata battaglia legale.







