Leo Messi aveva già deciso: non indosserà più la maglia albiceleste. Non è mai facile passare per quella frontiera: segna il momento in cui ogni campione saluta, mettendoseli alle spalle i propri sogni di bambino. Finisce qui l’illusione del fiato leggero dei vent’anni tornato quasi magicamente a Usa-Canada-Messico 2026.

L’epilogo di una storia lunga 20 anni, iniziata in salita (c’era sempre dietro ogni successo con il Barça un «però con l’Argentina») e culminata nel titolo mondiale 2022 e nella finale 2026 persa contro la Spagna al termine di un Mondiale fin lì “messicentrico”, si conclude con tre fogli fitti a penna, in stampatello, fotografati e pubblicati su Instagram il 31 agosto 2026, ma scritti già il 21 luglio. A rinforzare Leo nella decisione già maturata, per sua stessa ammissione, la scomparsa del padre, avvenuta l’8 agosto.

Prima operaio in acciaieria, Jorge Messi era stato il suo mentore, il suo agente, l’ombra di tutti i suoi anni nel calcio, procuratore discreto, pochissimo presente sui media, pochissimo sui social, ma molto accanto al figlio: il primo a preoccuparsi di far curare la sua carenza di ormone della crescita da bambino e a seguirlo ragazzino nell’avventura della cantera del Barcellona firmando il primo contratto firmato su un tovagliolo, mentre mamma continuava a occuparsi del resto della famiglia a Rosario in Argentina, fino a prendersi, da gestore degli aspetti finanziari, il cerino delle contestazioni del fisco spagnolo.

An Argentine soccer jersey with the name of Lionel Messi hangs next to placards outside El Prado Cemetery, following the death of Lionel Messi's father, Jorge Messi, in Perez, Rosario department, Argentina, August 9, 2026. REUTERS/Agustin Marcarian
An Argentine soccer jersey with the name of Lionel Messi hangs next to placards outside El Prado Cemetery, following the death of Lionel Messi's father, Jorge Messi, in Perez, Rosario department, Argentina, August 9, 2026. REUTERS/Agustin Marcarian
L'omaggio di un tifoso per la scomparsa di Jorge Messi (REUTERS)

«È stata una decisione», scrive Messi ai suoi tifosi, «che mi ha ferito e mi ferisce nell’anima, ma capisco che sia giunto il momento. Vi giuro che ho sempre dato il massimo, non solo negli ultimi anni in cui abbiamo vinto tutto, ma anche prima; ho sempre lottato e dato tutto me stesso per questa maglia, per regalarvi gioie e farvi sentire orgogliosi di essere argentini attraverso il calcio».

Messi a 39 anni riflette sul tempo che passa e sullo spettro del ritiro definitivo che sempre spaventa gli sportivi, pur essendo Leo tra i fortunati che hanno potuto spostare la notte così in là: «Manca poco», scrive, «e alcune tappe si stanno chiudendo, e questa è una di quelle che mi fa molto male. Amo, ho amato e amerò sempre far parte della Nazionale. Ho dato tutto me stesso, non ho più nulla da offrire e, inoltre, ci sono ragazzi di grande talento alle mie spalle che meritano di esserci».

Dopo un Mondiale da seconda giovinezza, a tratti spensierato, sono parole che hanno l’aria di un passaggio di testimone. In fondo l’accenno alla fede: «Ringrazio Dio di avermi fatto argentino».

Nei ringraziamenti pesano le parole dedicate alla famiglia che Messi si è costruito con la modella argentina Antonela Roccuzzo, sua concittadina, che conosceva fin dall’infanzia e con cui fa coppia fissa dal 2008. Sposati del 2017, i due hanno tre figli: Thiago, nato il 2 novembre 2012, Mateo (2015) e Ciro (2018). «Grazie alla mia famiglia per esserci sempre stata, per avermi accompagnato in questo viaggio così bello ma difficile. Grazie a ciascuno degli allenatori, dei compagni e dei dirigenti con cui ho avuto modo di condividere questa esperienza. Mi porto dietro ricordi e momenti indimenticabili».

Lei gli ha risposto con una lettera aperta che sta facendo il giro del web: «Che orgoglio vederti chiudere questa fase in questo modo @leomessi Sono stati tanti anni, tanti momenti, tante gioie e anche tante delusioni. Ti ho visto soffrire, cadere e rialzarti. Ti ho visto andare avanti quando le cose non andavano bene e riprovarci sempre. E dopo tanti anni, ho anche avuto la fortuna di vederti realizzare i tuoi sogni e vivere alcuni dei giorni più felici delle nostre vite. Ma c’è qualcosa in tutta questa storia che mi commuove particolarmente: il fatto che i nostri figli siano cresciuti vivendola da vicino. Che abbiano visto il loro papà lottare per ciò che voleva, non arrendersi e continuare a credere fino alla fine. E che poi abbiano potuto essere lì a vederti raggiungere tutto e sollevare la Coppa del Mondo. Forse un giorno capiranno davvero quanto sia straordinaria la tua storia. Oggi sono semplicemente orgogliosi del loro papà. E io sono orgogliosa di te. Del tuo percorso, di tutto ciò che hai superato e, soprattutto, della persona che c’era dietro a ciascuno di quei momenti».

In Argentina finisce un’era, di quelle che poche volte ritornano. Un’era fatta di 125 reti per 200 presenze, un’enormità che, finché non è arrivata la Coppa del mondo alzata in Qatar 2022, ha rischiato per paradosso di sembrare se non piccola incompleta a fronte di un talento così grande.