Sdraiati sul divano nel caldo soffocante di queste notti a guardare le partite “degli altri”. Non è proprio un bel Mondiale quello che gli italiani stanno vivendo da ospiti non invitati. Gli orari americani non aiutano, tuttavia si segue sempre, anche se distrattamente, quello che succede sul campo da calcio d’oltreoceano, perché così “vediamo se c’è qualcuno più scarso dell’Italia” oppure se “questa la potevamo battere anche noi”, perché il pensiero va sempre lì, dove il dente duole: si giocano i Mondiali e l’Italia non c’è. Per la terza volta consecutiva.

A rincarare la dose, con un effetto nostalgia all’ennesima potenza, il 9 luglio sono vent’anni esatti dal nostro ultimo successo, quella Coppa del 2006 alzata da capitan Cannavaro nel cielo azzurro sopra Berlino. Bei tempi. E che squadrone.

Andrea Pirlo affronta Zinedine Zidane durante la finale (Del Zennaro/Ansa)
Andrea Pirlo affronta Zinedine Zidane durante la finale (Del Zennaro/Ansa)

Andrea Pirlo affronta Zinedine Zidane durante la finale (Del Zennaro/Ansa)

E partono subito i raffronti con l’attuale stato semicomatoso del calcio italiano. I nomi di allora sono incisi nel marmo celebrativo delle glorie del passato: Buffon in porta, e già partiamo non bene, benissimo; Cannavaro-Nesta e poi Materazzi in difesa, una specie di linea frangiflutti come gli scogli della Riviera romagnola davanti alla spiaggia, bucata al Mondiale solo su autorete e su rigore; terzini, Zambrotta e Grosso, piedi buoni e tanta corsa; in mezzo al campo, Pirlo e Gattuso in versione “la Bella e la Bestia”, il cervello e il cuore che lavorano in sintonia, a cui aggiungere Perrotta e Camoranesi sulle fasce; davanti Totti e Toni, nientemeno. In panchina – anche se chiamarla panchina sinceramente suona ridicolo, leggendo i nomi – Peruzzi, Zaccardo, Barzagli, Oddo, De Rossi, Barone, Del Piero, Gilardino, Pippo Inzaghi e Iaquinta. Praticamente, una seconda Italia di titolari a disposizione.

Da lì in poi, il tragico calando: nel 2010 in Sudafrica usciti nella fase a gironi, ultimi dietro a Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda senza vincere una partita; nel 2014 in Brasile ancora fuori ai gironi: dopo la vittoria con l’Inghilterra, le sconfitte con Costa Rica e Uruguay condannano gli Azzurri al terzo posto. 2018, 2022, 2026: Italia non pervenuta. Sic transit gloria mundi.

I giocatori della Bosnia festeggiano il gol con l'Italia durante lo spareggio per i Mondiali 2026 il 31 marzo scorso (Ansa/Epa).
I giocatori della Bosnia festeggiano il gol con l'Italia durante lo spareggio per i Mondiali 2026 il 31 marzo scorso (Ansa/Epa).

I giocatori della Bosnia festeggiano il gol con l'Italia durante lo spareggio per i Mondiali 2026 il 31 marzo scorso (Ansa/Epa).

Asciugandosi le lacrime di commozione al pensiero dell’età dell’oro di venti anni fa, il tifoso italiano medio torna a guardare mestamente il Mondiale americano, cerca motivi di esaltazione o solo di semplice interesse per una giocata dell’immortale Messi o prova a tifare per le squadre più deboli in una “operazione simpatia” che sa tanto di “vorrei ma non posso”. E alla fine tira un annoiato sospiro: Capo Verde non è poi così male.