Un anno fa, il 26 febbraio 2023, un barcone con a bordo circa 180 migranti naufragò a poche centinaia di metri dalla costa di Steccato di Cutro, in Calabria. Il bilancio fu drammatico: 94 persone morirono, tra cui 35 minori. Solo 80 riuscirono a sopravvivere. La tragedia ha scosso l'Italia e l'Europa, accendendo i riflettori sulle drammatiche condizioni dei migranti che attraversano il Mediterraneo in cerca di una vita migliore. Le indagini successive accertarono che il caicco era partito dalla Turchia ed era in pessime condizioni di navigazione. Il giorno del naufragio il mare era in tempesta. Il barcone, già in difficoltà, si è spezzato in due a pochi metri dalla riva. Una strage che si poteva prevenire? Secondo le indagini un aereo dell'agenzia europea Frontex aveva segnalato il barcone, ma i soccorsi non sono mai giunti. Quando sono arrivati per molti non c'è stato nulla da fare. Tra le vittime, anche donne incinte e bambini piccoli.Il barcone era partito da Izmir, in Turchia, quattro giorni prima del naufragio. A bordo c'erano persone provenienti da diversi Paesi, tra cui Afghanistan, Pakistan, Eritrea, Somalia e Sudan. I familiari di molti superstiti annunciano una causa civile risarcitoria nei confronti del governo italiano.  I reati ipotizzati sono omissione di soccorso e danni subiti in conseguenza del naufragio. Sono cinquanta le famiglie che, insieme ad alcuni superstiti, si sono affidati agli avvocati Stefano Bortone, Marco Bova e Enrico Calabrese. Il ricorso - ha spiegato l’avvocato Bortone, nel corso di una conferenza stampa - sarà presentato al termine dell’inchiesta penale avviata dalla procura di Crotone.

Il viaggio era stato organizzato da un trafficante di esseri umani che aveva chiesto ai migranti circa 8.000 euro a persona. Le condizioni del mare erano pessime, con onde alte e vento forte. Il barcone era sovraccarico e in pessime condizioni di navigazione. Le immagini dei corpi senza vita dei migranti che galleggiavano sul mare hanno fatto il giro del mondo, provocando indignazione e dolore. La strage di Cutro è stata una ferita profonda per la comunità locale, che si è mobilitata per aiutare i sopravvissuti e dare sostegno alle famiglie delle vittime. Le commemorazioni sono state anche l'occasione per rinnovare la richiesta di giustizia e di un impegno concreto per evitare che simili tragedie si ripetano. I familiari delle vittime chiedono che vengano individuati e puniti i responsabili del naufragio e che l'Europa si attivi per creare canali di ingresso legali e sicuri per i migranti.La strage di Cutro è una ferita che non si rimarginerà facilmente. È un monito a non dimenticare le tante persone che ogni anno perdono la vita in mare in cerca di un futuro migliore.

Sergio Mattarella, nel suo messaggio di cordoglio, ha definito la strage di Cutro "una immensa tragedia" e ha sottolineato la necessità di "un impegno comune per evitare che il Mediterraneo diventi un cimitero". Ha inoltre invitato l'Europa a "fare di più" per affrontare la sfida migratoria. Giorgia Meloni, che aveva organizzato un consiglio dei ministrio straordinario proprio a Cutro, ha accusato il governo precedente di "aver fatto poco per fermare gli scafisti" e ha chiesto all'Europa "un cambio di rotta" nella politica migratoria. Ha inoltre annunciato che, se fosse stata eletta premier, avrebbe immediatamente disposto il blocco dei porti alle navi Ong. Dopo la strage di Cutro, il governo italiano ha adottato alcune misure per contrastare l'immigrazione illegale, tra cui l'aumento dei pattugliamenti in mare e il rafforzamento dei centri di accoglienza. Tuttavia, le polemiche sulla gestione del fenomeno migratorio non si sono placate. Le opposizioni accusano il governo di aver fatto troppo poco per salvare vite umane e di aver criminalizzato i migranti. Il governo, invece, rivendica il proprio impegno per la sicurezza dei cittadini e per il contrasto dei trafficanti di esseri umani.