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Il pacchetto informativo che ci viene consegnato in una notizia giornalistica (o in una lettera da uno sconosciuto con richiesta di un consiglio) per quanto onesto, per quanto esaustivamente sia raccontato dal mittente difficilmente ci permette una risposta. Diverso è il caso di una descrizione accurata di un problema fiscale, ad esempio, che può delineare una fattispecie a cui corrisponde una precisa e competente risposta/consiglio. Cerchiamo di capire perché.
Chi racconta non è mai un osservatore esterno e, quindi, ci racconta oggettivamente che cosa ha fatto l'altro escludendo alla sua partecipazione attiva alla costruzione di quella relazione che prima narra a sé e poi a noi come oggettiva.
All'interno del suo punto di vista, delle sue emozioni e del suo mondo interno, non solo si racconta di aver già fatto/investigato tutto il possibile, e l'ha anche fatto davvero: per cui, aderendo completamente alla sua narrazione e non potendone uscire, per dirla con il titolo di un famoso film… "Non ci resta che piangere", cioè aderire alla sua insoddisfacente conclusione.
E che cos'altro invece farei se avessi davanti il mio interlocutore? Aprirei il "pacchetto" informativo che lui ha confezionato usando la mia ignoranza. Questo mi sembra il compito del consulente: usare la propria curiosità esplorativa per cercare altre tracce, altre chiavi di lettura: Un'altra trama, per usare il titolo di un nostro libro, edito da Ancora. Ecco allora che potrebbero aprirsi porte inattese di speranza.
Se invece un esperto, come succede in questi giorni, spiega in modo teoricamente ineccepibile "come mai una madre può uccidere un figlio" potrebbe avere una ricaduta negativa che generalmente non si prende in considerazione: potrebbe confermare l'ovvio, il risaputo strisciante che le persone sanno già: "anche un esperto ha detto che è possibile, quindi… traggo l'illogica conseguenza che sia stata la madre di cui si parla ad uccidere il figlio)! L'esperto ha detto quali sono le ipotesi teoriche: allora io ascoltatore tendo a scegliere quella che la mia storia personale mi conferma come vera e crederò di aver capito il caso mentre… ho capito solo me stesso!
In fondo è lo stesso meccanismo della fiction in prima serata: io confermo me stesso come vero detective perché posso scoprire l'assassino all'interno di ciò che mi viene presentato, senza muovermi dalla mia sedia. Cioè scopro l'ovvio e non l'avventura della vita.




