Una ragazza morta sulla spiaggia, il sospetto di un’orgia e dell’uso di droghe, il coinvolgimento di nobili e figli di ministri, uno scandalo che monta dal nulla, da quello che sembra un semplice fatto di cronaca nera all’inizio, ma che prosegue negli anni e stronca la carriera di uno dei massimi politici italiani. È con questi ingredienti che nasce e si sviluppa lo scandalo-Montesi. Ed è con lo scandalo-Montesi che si può parlare per la prima volta di Italia dei misteri.

Wilma Montesi è una ragazza di 21 anni, romana, trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica l’11 aprile 1953. Da quel momento, fino al 29 maggio 1957, la vicenda diventa un caso nazionale, che vede implicati anche il musicista Piero Piccioni, figlio del ministro degli Esteri Attilio Piccioni, politici democristiani e non solo, oltre a una parte della nobiltà romana e del sottobosco di quello che all’epoca si chiama “bel mondo” della capitale.

Piero Piccioni, entrato nella vicenda un mese dopo il ritrovamento del cadavere della ragazza, trascina suo malgrado nello scandalo il padre Attilio, avvocato iscritto al Partito Popolare dalla sua fondazione, segretario politico della Dc e membro della Consulta nel dopoguerra, più volte vicepresidente del consiglio nei governi di Alcide De Gasperi e ora, nel 1953, ministro degli Esteri, proprio mentre si prepara una dura campagna elettorale incentrata sulla cosiddetta legge-truffa, che dovrebbe assegnare un premio di maggioranza del 65% ai partiti che, soli o collegati tra loro, ottengono il 50% più uno dei voti.

Wilma, figlia di un falegname, è morta, secondo l’autopsia, a causa di una sincope dopo un pediluvio. La giovane sarebbe entrata in mare dopo essersi tolta scarpe, calze e gonna ma avrebbe accusato un malore dovuto a problemi di digestione per un gelato mangiato poco prima e sarebbe affogata. Niente tracce di alcool, né di droghe, né di violenze fisiche. Caso chiuso? Neanche per sogno: nel giro di poche settimane alcuni giornali mettono in relazione la morte di Wilma con presunti festini in una villa, a cui avrebbe anche partecipato il musicista Piero Piccioni, figlio del ministro degli esteri in carica. Quanto all’abitazione, appartiene a un nobile, il marchese Ugo Montagna.

Ce n’è abbastanza per una guerra a colpi di scoop presunti o reali tra giornali di destra e di sinistra. Ognuno tira la corda dalla propria parte e anche i quotidiani nazionali finiscono per “dover” parlare del caso. Saltano fuori dal nulla testimoni, voci, racconti, opinioni, confessioni, che fanno aumentare la tiratura dei giornali. Per il ministro Piccioni la faccenda diventa sempre più difficile da gestire e, sotto pressione, finisce per dimettersi il 18 settembre 1954, giusto sessant’anni fa. Tra le tante illazioni, c’è anche quella secondo cui è Amintore Fanfani, all’interno della Democrazia cristiana, a contribuire a fare le scarpe al diretto concorrente nella Dc mentre, dal canto suo, il Partito comunista tuona coi suoi giornali sulla moralità tutta da verificare di certo ambienti di centro. Ma poi si scopre che anche a sinistra le cose non sono proprio cristalline: un avvocato che difende un giornalista comunista che ha seguito il caso viene pizzicato mentre assieme alla moglie entra in una casa di tolleranza. E allora è la volta dei giornali di destra, soprattutto quelli vicini alla monarchia, a tuonare contro la nuova, giovane Repubblica e le sue segrete e torbide abitudini.

Ognuno tira l’acqua al mulino che più fa comodo dal punto di vista politico. Intanto, la legge-truffa non passa; il governo Scelba cerca di arginare sotto forma di censura i giornali che scrivono sulle indagini in corso (ieri come oggi, dunque); Fanfani diventa segretario della Dc; nasce la televisione e gli italiani se ne innamorano; il boom economico è alle porte anche se ancora nessuno se ne accorge mentre il cinema, con Visconti, Fellini, De Sica, Antonioni, Germi, Rossellini, già racconta i dubbi e le perplessità su quella presunta modernità alle porte che sta per travolgere la società italiana.

E quando quasi tre anni dopo Piccioni figlio verrà assolto totalmente dalle accuse, la carriera politica del padre sarà comunque rovinata per sempre. Mentre come sia morta Wilma Montesi resta un mistero ancora oggi, a 60 anni di distanza. Il primo mistero politico dell’Italia repubblicana, dopo quello della morte del bandito Giuliano. Uno dei tanti, troppi, misteri che ci accompagnano nella breve storia della Repubblica.