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Il video appello che tra le lacrime ha diffuso Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna uccisa dall'ex che l'ha lanciata da un calvalcavia sulla A1
«Sono Franco Isceri, il papà di Lorena, un padre distrutto». Bastano queste parole per capire che cosa significhi, davvero, un femminicidio. Non soltanto una vita spezzata ma una famiglia a cui viene strappato il futuro. E quando quel padre, tra le lacrime, si rivolge al presidente della Repubblica Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutte le forze politiche, non sta chiedendo soltanto di essere ascoltato ma chiede a un Paese intero di non abituarsi a queste morti.
Lorena Isceri, 45 anni, è stata uccisa dal suo ex compagno, Federico Vella. Secondo la ricostruzione finora emersa, l’uomo le avrebbe teso un agguato in un garage di Firenze, l’avrebbe aggredita e chiusa nel bagagliaio dell’auto, per poi raggiungere il viadotto Lora dell’A1, a Barberino del Mugello, e gettarla nel vuoto. Lorena era riuscita a chiedere aiuto al 112 durante il tragitto. Vella si è poi tolto la vita lanciandosi dallo stesso viadotto. L’autopsia dovrà chiarire se la donna fosse già morta prima della caduta.


Una storia su Instagram con scritto "Addio a tutti". E' l'ultimo messaggio di Federico Vella che ha ucciso l'ex compagna Lorena Isceri e poi si è tolto la vita
(ANSA)Il padre non chiede vendetta ma che la morte di Lorena non venga archiviata come l’ennesimo episodio di cronaca. Si rivolge al Capo dello Stato, alla premier e a tutte le forze politiche perché trovino un terreno comune, perché assumano provvedimenti condivisi, perché investano nelle scuole e rafforzino i centri antiviolenza: «Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza», dice. È un appello concreto, non una formula di circostanza.
La sua richiesta contiene una verità che riguarda tutti. La violenza non comincia soltanto quando viene sferrato un colpo. Può cominciare molto prima, nella paura che non si riesce a raccontare, nel controllo scambiato per amore, nelle minacce minimizzate, nell’isolamento che diventa una gabbia. Per questo la prevenzione non può essere soltanto una parola da pronunciare dopo una tragedia. Deve diventare educazione, ascolto, protezione, capacità di intervenire.
E tuttavia sarebbe ingiusto chiedere a un padre appena colpito da un lutto simile di farsi carico anche della responsabilità di insegnare alla società come cambiare. Franco Isceri parla perché il dolore gli impedisce di tacere. Ma non spetta a lui trasformare la morte di Lorena in una lezione per tutti. Spetta alle istituzioni raccogliere quella domanda e tradurla in scelte. E spetta ai cittadini non considerare la violenza contro le donne un problema che riguarda sempre qualcun altro.


Polizia al lavoro sul luogo in cui Lorena Isceri, 45 anni, è stata uccisa dall'ex compagno Federico Vella, 36 anni, che poi si sarebbe gettato dal viadotto dell'A1 a Barberino del Mugello (Firenze)
(ANSA)«Con Lorena è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta», dice il padre. È una frase che non dovrebbe essere usata per alimentare soltanto l’indignazione del momento. Dovrebbe restare come un monito. Perché dietro ogni femminicidio non c’è soltanto una vittima: c’è una vita interrotta, una famiglia ferita, una comunità chiamata a interrogarsi.
Il suo ultimo gesto, un abbraccio a tutte le donne italiane, è forse la parte più disarmante del videomessaggio. Un uomo che ha perso la figlia non si chiude nel proprio dolore ma lo consegna agli altri come una richiesta di responsabilità. Ascoltarlo significa non voltarsi dall’altra parte. E significa smettere di dire «che non accada più» soltanto dopo che è accaduto.






