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sabato 28 maggio 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

BARAK: benedire

Nella Bibbia esistono due tipi di benedizione: quella che discende da Dio e determina una persona o un popolo nella sua vocazione; quella del fedele che dichiara la sua fede e lode al Signore

Questa parola – il verbo «benedire » (barak), col sostantivo «benedizione» (berakah) – presente 398 volte nell’Antico Testamento, rimanda curiosamente al ginocchio, un’immagine delicata (eufemismo) per indicare i genitali, che hanno un valore sacrale come principio della generazione, tant’è vero che il giuramento viene talora siglato mettendovi la mano (si veda Genesi 24,2.9; 47,29). La benedizione divina, infatti, in una civiltà rurale o nomadica si manifestava soprattutto nella fecondità della famiglia del gregge e dell’armento e nella fertilità della campagna. Signifi”cativa è la benedizione che Isacco pronunzia nei confronti di Giacobbe: «Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto» (Genesi 27,28).

Nella Bibbia possiamo distinguere sostanzialmente due tipi di benedizione. La prima è de”finita dagli studiosi come «costitutiva» perché discende da Dio e «costituisce» una persona o un popolo nella sua vocazione e missione. Suggestiva è la parola che il Signore rivolge ad Abramo in occasione della sua chiamata a Ur in Mesopotamia: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12,2-3: per ben cinque volte risuona il termine barak sopra citato).

Similmente quando Giacobbe o Mosè giungono alla ”fine della loro vita pronunziano benedizioni maestose nelle quali descrivono la situazione delle varie tribù di Israele e la vedono come effetto della benedizione divina che ora viene loro impartita attraverso la mediazione del patriarca Giacobbe-Israele o della guida verso la terra promessa, Mosè (si leggano Genesi 49 e Deuteronomio 33). Proprio perché pronunziata in nome di Dio, la benedizione «costitutiva» è ef”ficace e, una volta detta, non può essere più ritirata o cambiata, come ben sa Isacco che, dopo aver emesso la benedizione destinata al primogenito su Giacobbe, che l’ha ottenuta a scapito di suo fratello maggiore Esaù, non può più reiterarla per quest’ultimo (Genesi 27, 30-40).

Uno splendido esempio di benedizione costitutiva rituale è quella riferita dal libro dei Numeri e assegnata ai sacerdoti perché benedicano così il popolo: «Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (6,24-26). Il volto divino che brilla nel sorriso rivela una dimensione anche «morale» della benedizione: il Signore dona, infatti, la sua benedizione a chi è fedele e giusto. È per questo che in qualche modo essere benedetti da Dio dipende anche dalle scelte personali e comunitarie, come ricorda Mosè a Israele: «Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio» (Deuteronomio 11,26-27).

C’è, però, un altro tipo di benedizione, defi”nita «dichiarativa»: essa parte dal fedele che «dichiara» la sua fede e la sua lode a Dio. Eccone un esempio luminoso nel Salterio: «Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia… Benedite il Signore, angeli suoi… Benedite il Signore, voi tutte sue schiere… Benedite il Signore, voi tutte opere sue, in tutti i luoghi del suo dominio. Benedici il Signore, anima mia!» (Salmo 103,1-2.20-22). Anche Gesù farà eco all’orante antico pregando così: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra» (Matteo 11,25).


15 luglio 2021

 
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