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C’era anche Famiglia Cristiana tra i giornali da asservire citati nel Piano di Rinascita Nazionale della P2. Ora che dopo la morte di Licio Gelli da più parti si tende a minimizzare, a indulgere e a considerare la loggia massonica Propaganda 2 come un’associazione filantropica e il Piano come un catalogo di buone intenzioni, converrà spiegare di chi e di che cosa stiamo parlando, citando i risultati della relazione della commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, votata da 36 membri su 40 e approvata in larga maggioranza dal Parlamento italiano.
Il progetto di Gelli infatti prevedeva il totale assorbimento degli apparati democratici del Paese dietro la facciata di riforme legali. Un piano che sarebbe piaciuto a Videla, in puro stile argentino. E al centro di questo piano “eversivo” (così scrisse la Commissione) c’erano la stampa, le istituzioni, la politica e i militari, ampiamente presenti nella famosa lista dei 962 piduisti.
Cimice del Partito nazionale fascista sul risvolto della giacca, gli occhiali riposti nel taschino, anello con stemma nobiliare. Licio Gelli, il “venerabile”, il gran maestro della Loggia P2, riposerà in eterno così, nella cappella di famiglia di Pistoia, dopo i funerali. La sua biografia pubblica è consegnata non solo alle pagine della commissione d’inchiesta sulla P2, ma anche agli atti giudiziari, e alle cronache degli anni ’80, quando il "venerabile" sconvolse il Paese e sembrava che per ogni torbido mistero ci fosse dietro lui, il “burattinaio”, Belfagor, il “materassaio di Arezzo” che aveva in pugno l’Italia. Una vita avventurosa, dannunziana, costellata di guai, potere, affari, legami di altissimo livello, vicende giudiziarie, arresti in contumacia, latitanza, fughe clamorose.
E’ morto nella sua storica dimora, quella Villa Wanda, alle porte di Arezzo, dove, il 17 marzo 1981 i giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul bancarottiere Michele Sindona, trovarono le liste degli iscritti, provocando un terremoto di cui si parla ancora oggi. C’erano imprenditori (il più noto è Berlusconi, che dirà di aver appreso dell'iscrizione senza saperlo), giornalisti del calibro del direttore del Corriere Franco Di Bella e Maurizio Costanzo, politici, generali dell’esercito e dei carabinieri, ministri, magistrati, banchieri come Calvi e Sindona, manager come l’amministratore delegato di Rizzoli Tassan Din e l’avvocato Umberto Ortolani, gentiluomo del papa (poi rimosso dal Vaticano). Non è chiaro se gli iscritti sapessero della presenza l’uno dell’altro (Gelli li teneva tutti “all’orecchio”), ma secondo la Commissione è certo che la lista fosse vera. Si è anche detto che molti dei punti “di facciata” del Piano (trovato nel doppiofondo della valigia della figlia di Gelli) 30 anni dopo hanno trovato attuazione (ad esempio si prevedeva il bipolarismo). Ma è anche chiaro che dietro quei rimaneggiamenti istituzionali l’organizzazione mirava a prendere il possesso del potere in senso classista e autoritario.la commissione Anselmi definì la Loggia "un complotto permanente che si plasma in funzione dell'evoluzione della situazione politica ufficiale" e l'uso "privatistico" degli apparati dello Stato. Tra l’altro il Piano di Gelli prevedeva di mettere il comando delle forze armate nelle mani del ministero degli Interni.
Quanto alla figura di Licio Gelli, gli storici dovranno definire questa strana figura di avventuriero, faccendiere e uomo di potere. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolo' come volontario nelle "camicie nere" di Franco nella guerra civile spagnola (in cui morì il fratello). Fu fascista, repubblichino e poi partigiano “doppiogiochista” (autore di operazioni temerarie) ma in una delle sue ultime interviste dichiarò nostalgicamente di essere nato, di essere sempre stato e di voler morire fascista.
Dopo la guerra si trasferirà in Argentina, dove si lega a Peron e Lopez Rega. Tornato in Italia, comincia a lavorare nella fabbrica di materassi Permaflex e diventa direttore dello stabilimento di Frosinone. Ma l’attività del “materassaio di Frosinone”, come veniva soprannominato con sprezzo da Montanelli, andava molto più in là dei semplici materassi, per arrivare a cappucci, compassi e grembiulini. La sua iscrizione alla massoneria data dal 1963. Nel 1966 il Gran maestro Gamberini lo trasferisce alla loggia Propaganda 2, vecchia loggia ottocentesca che rilancia e di cui diventerà il capo indiscusso. La storia dovrà appurare fino a che punto abbia influito il suo Piano di rinascita nazionale, che attribuiva all'informazione un ruolo prioritario (tra l'altro prevedeva l'avvento delle Tv private e la scomparsa della Rai).
La P2 infatti risulta comunque coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi trent'anni della storia italiana: tentato golpe Borghese, strategia della tensione, Gladio, crack Sindona, crack Ambrosiano di Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, a cominciare dalla Rizzoli, mafia, caso Moro (otto membri dei servizi segreti su nove, dicasi otto su nove, del gabinetto anticrisi del sequestro del ministro degli Interni Cossiga, erano iscritti alla P2). Tornerà persino in Tangentopoli. E' vero che ha finito per diventare una sorta di "brand" ogni volta che si trattava di scavare nel torbido, quasi si trattasse di una sorta di Spectre. Ma è anche vero che non si trattava certo di elucubrazioni giornalistiche o letterarie. Lo dimostrano le indagini e le sentenze della magistratura. Il 22 maggio 1981 scatta il primo ordine di cattura e inizia una lunga serie di inchieste, fughe in Svizzera, evasioni e latitanze. Dopo un variegato iter giudiziario la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per il Crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio Gelli è di nuovo una primula rossa: la fuga dura più di quattro mesi. Gli vengono concessi i domiciliari, che sconterà a Villa Wanda, la residenza dove è morto e che nell'ottobre 2013 gli viene sequestrata a conclusione di una indagine per un debito col fisco (poi restituitagli).
Ultimamente è riapparso in pubblico per presentare il suo poderoso libro di poesie. Nell'aprile 2013 i pm di Palermo dell'inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito non per le sue rime ma per gli intrecci tra P2, servizi segreti ed eversione. “Non ho bisognoso di essere riabilitato”, dirà nelle numerose interviste concesse, “ascoltavo la voce della coscienza”. Gli studiosi gli assegneranno il vero suo posto nella storia. La storia di un’Italia inquietante. Il Corriere della sera, allora indiscutibilemnte il quotidiano più importante e autorevole d'Italia, finirà per risultare inquinato dal "venerabile" sprofondando in una crisi da cui ne uscrà a fatica dopo anni. Quanto a Famiglia Cristiana, i tentativi di infiltrazione rimasero lettera morta, insieme a molti altri giornali nel mirino del "venerabile". Il settimanale continuò a essere il giornale libero che è sempre stato, a salvaguardia dei valori di ispirazione cattolica, della democrazia italiana e delle istituzioni della Repubblica.
Il progetto di Gelli infatti prevedeva il totale assorbimento degli apparati democratici del Paese dietro la facciata di riforme legali. Un piano che sarebbe piaciuto a Videla, in puro stile argentino. E al centro di questo piano “eversivo” (così scrisse la Commissione) c’erano la stampa, le istituzioni, la politica e i militari, ampiamente presenti nella famosa lista dei 962 piduisti.
Cimice del Partito nazionale fascista sul risvolto della giacca, gli occhiali riposti nel taschino, anello con stemma nobiliare. Licio Gelli, il “venerabile”, il gran maestro della Loggia P2, riposerà in eterno così, nella cappella di famiglia di Pistoia, dopo i funerali. La sua biografia pubblica è consegnata non solo alle pagine della commissione d’inchiesta sulla P2, ma anche agli atti giudiziari, e alle cronache degli anni ’80, quando il "venerabile" sconvolse il Paese e sembrava che per ogni torbido mistero ci fosse dietro lui, il “burattinaio”, Belfagor, il “materassaio di Arezzo” che aveva in pugno l’Italia. Una vita avventurosa, dannunziana, costellata di guai, potere, affari, legami di altissimo livello, vicende giudiziarie, arresti in contumacia, latitanza, fughe clamorose.
E’ morto nella sua storica dimora, quella Villa Wanda, alle porte di Arezzo, dove, il 17 marzo 1981 i giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul bancarottiere Michele Sindona, trovarono le liste degli iscritti, provocando un terremoto di cui si parla ancora oggi. C’erano imprenditori (il più noto è Berlusconi, che dirà di aver appreso dell'iscrizione senza saperlo), giornalisti del calibro del direttore del Corriere Franco Di Bella e Maurizio Costanzo, politici, generali dell’esercito e dei carabinieri, ministri, magistrati, banchieri come Calvi e Sindona, manager come l’amministratore delegato di Rizzoli Tassan Din e l’avvocato Umberto Ortolani, gentiluomo del papa (poi rimosso dal Vaticano). Non è chiaro se gli iscritti sapessero della presenza l’uno dell’altro (Gelli li teneva tutti “all’orecchio”), ma secondo la Commissione è certo che la lista fosse vera. Si è anche detto che molti dei punti “di facciata” del Piano (trovato nel doppiofondo della valigia della figlia di Gelli) 30 anni dopo hanno trovato attuazione (ad esempio si prevedeva il bipolarismo). Ma è anche chiaro che dietro quei rimaneggiamenti istituzionali l’organizzazione mirava a prendere il possesso del potere in senso classista e autoritario.la commissione Anselmi definì la Loggia "un complotto permanente che si plasma in funzione dell'evoluzione della situazione politica ufficiale" e l'uso "privatistico" degli apparati dello Stato. Tra l’altro il Piano di Gelli prevedeva di mettere il comando delle forze armate nelle mani del ministero degli Interni.
Quanto alla figura di Licio Gelli, gli storici dovranno definire questa strana figura di avventuriero, faccendiere e uomo di potere. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolo' come volontario nelle "camicie nere" di Franco nella guerra civile spagnola (in cui morì il fratello). Fu fascista, repubblichino e poi partigiano “doppiogiochista” (autore di operazioni temerarie) ma in una delle sue ultime interviste dichiarò nostalgicamente di essere nato, di essere sempre stato e di voler morire fascista.
Dopo la guerra si trasferirà in Argentina, dove si lega a Peron e Lopez Rega. Tornato in Italia, comincia a lavorare nella fabbrica di materassi Permaflex e diventa direttore dello stabilimento di Frosinone. Ma l’attività del “materassaio di Frosinone”, come veniva soprannominato con sprezzo da Montanelli, andava molto più in là dei semplici materassi, per arrivare a cappucci, compassi e grembiulini. La sua iscrizione alla massoneria data dal 1963. Nel 1966 il Gran maestro Gamberini lo trasferisce alla loggia Propaganda 2, vecchia loggia ottocentesca che rilancia e di cui diventerà il capo indiscusso. La storia dovrà appurare fino a che punto abbia influito il suo Piano di rinascita nazionale, che attribuiva all'informazione un ruolo prioritario (tra l'altro prevedeva l'avvento delle Tv private e la scomparsa della Rai).
La P2 infatti risulta comunque coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi trent'anni della storia italiana: tentato golpe Borghese, strategia della tensione, Gladio, crack Sindona, crack Ambrosiano di Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, a cominciare dalla Rizzoli, mafia, caso Moro (otto membri dei servizi segreti su nove, dicasi otto su nove, del gabinetto anticrisi del sequestro del ministro degli Interni Cossiga, erano iscritti alla P2). Tornerà persino in Tangentopoli. E' vero che ha finito per diventare una sorta di "brand" ogni volta che si trattava di scavare nel torbido, quasi si trattasse di una sorta di Spectre. Ma è anche vero che non si trattava certo di elucubrazioni giornalistiche o letterarie. Lo dimostrano le indagini e le sentenze della magistratura. Il 22 maggio 1981 scatta il primo ordine di cattura e inizia una lunga serie di inchieste, fughe in Svizzera, evasioni e latitanze. Dopo un variegato iter giudiziario la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per il Crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio Gelli è di nuovo una primula rossa: la fuga dura più di quattro mesi. Gli vengono concessi i domiciliari, che sconterà a Villa Wanda, la residenza dove è morto e che nell'ottobre 2013 gli viene sequestrata a conclusione di una indagine per un debito col fisco (poi restituitagli).
Ultimamente è riapparso in pubblico per presentare il suo poderoso libro di poesie. Nell'aprile 2013 i pm di Palermo dell'inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito non per le sue rime ma per gli intrecci tra P2, servizi segreti ed eversione. “Non ho bisognoso di essere riabilitato”, dirà nelle numerose interviste concesse, “ascoltavo la voce della coscienza”. Gli studiosi gli assegneranno il vero suo posto nella storia. La storia di un’Italia inquietante. Il Corriere della sera, allora indiscutibilemnte il quotidiano più importante e autorevole d'Italia, finirà per risultare inquinato dal "venerabile" sprofondando in una crisi da cui ne uscrà a fatica dopo anni. Quanto a Famiglia Cristiana, i tentativi di infiltrazione rimasero lettera morta, insieme a molti altri giornali nel mirino del "venerabile". Il settimanale continuò a essere il giornale libero che è sempre stato, a salvaguardia dei valori di ispirazione cattolica, della democrazia italiana e delle istituzioni della Repubblica.




