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Le mani imposte sul capo dei bambini, così come ci racconta la pagina del Vangelo di oggi, ricorda innanzitutto a me che sono sacerdote di non avere paura di benedire continuamente la gente, e i bambini soprattutto. Gesù lo faceva, e nella pagina del Vangelo odierna approfitta di questo gesto per ricordare che ai bambini soprattutto e a chi vive come loro è riservato il regno dei cieli.
Cosa significa nello specifico? Significa che soltanto quando si assume la dimensione interiore di un bambino si è a pieno diritto partecipi della logica del regno di Dio. Perché un bambino non vive di calcoli, di ragionamenti, di strategie. Il suo bene più grande non è un bene materiale, ma è un bene relazionale. La ricchezza di un bambino è tutta nei legami di amore. Egli si sente ricco dell’amore che riceve e dell’amore che dà. Questa dovrebbe essere la rivoluzione di ogni credente, cioè la ricerca dell’unica vera ricchezza che conta e che è quella dei beni relazionali: Amare ed essere amati.
Infatti, se dovessimo tradurre in maniera molto pratica in cosa consiste la vita spirituale dovremmo dire che essa è innanzitutto amare Dio e lasciarsi amare da lui. Anzi, per l’esattezza dovremmo dire che prima bisogna lasciarsi amare da Lui e poi bisogna imparare a corrispondere a questo amore. Infatti è il suo amore che ci precede, come l’amore precede l’esistenza di un bambino.
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