Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 24 marzo 2025
 

Gesù è il prototipo di ogni amore degno di questo nome

Mc 8,27-33 - Giovedì della VI Settimana del Tempo Ordinario - Anno dispari - (20 febbraio 2025) - 

«Tu sei il Cristo». Non esiste forse in tutto il Vangelo una professione di fede così sintetica e così efficace come quella che fa Pietro nel racconto di oggi. Tutto era nato da una domanda apparentemente innocua: “Che cosa pensa la gente di me?”. Gesù non era certamente interessato a fare un sondaggio ma a portare i suoi a dire ad alta voce ciò che Lui era per loro.

È Pietro che lo fa a nome di tutti. Ma se pensiamo che basti fare la propria professione di fede per dire anche noi di essere suoi discepoli ci sbagliamo di grosso. Ecco perché il racconto procede in questo modo: “E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»”.

Si diventa discepoli non quando si forniscono semplicemente le credenziali giuste su Cristo ma quando si comincia a ragionare alla Sua maniera e non più alla maniera del mondo. Infatti il mondo non accetta la logica della Croce. Il mondo non accetta l’amore che dona ma conosce solo l’amore che prende. Il mondo ci insegna a riempire i nostri vuoti con qualunque cosa, mentre Gesù ci dice di guarire dai nostri vuoti soccorrendo gli altri.

Dire a Gesù di non morire in Croce non è volergli bene ma significa non averlo capito. Gesù non è un masochista che ama farsi male. Gesù è il prototipo di ogni amore degno di questo nome. Infatti un amore è davvero tale solo quando trova gioia nel poter amare. E se amare a volte è dare la vita allora c’è un’immensa gioia nel poter dare la vita per chi si ama, e sarebbe un dolore immenso non poterlo fare. Pietro vuole impedire a Gesù di amare fino alle estreme conseguenze. In questo senso è “diabolico” perché vuole risparmiare sull’amore.

Vai alle LETTURE DEL GIORNO


19 febbraio 2025

 
Pubblicità
Edicola San Paolo