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“Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”. Inizia così la parabola raccontata da Gesù nel Vangelo di oggi, ma prima di capire il motivo per cui Gesù mette in scena questa storia è importante fermarsi su questo dettaglio iniziale: il regno ha a che fare sempre con la categoria di una festa.
Se ci pensiamo bene quasi mai, o solo in alcuni sporadici casi, avvertiamo la nostra vita come una festa. In qualche preghiera lo diciamo anche esplicitamente che abbiamo la sensazione di vivere in una valle di lacrime. Forse questo accade perché c’è una grande sproporzione tra la fatica che facciamo a vivere, e la gioia che dovremmo avere costantemente come motivo della vita stessa. Se non c’è più gioia in una famiglia, in un lavoro, in una vocazione, tutto diventa insopportabile. Ecco perché la categoria della festa è una categoria importante su cui dovremmo molto riflettere. Ed ecco perché Gesù dice che coloro che non vogliono partecipare a questa festa in realtà si autocondannano all’inferno.
Perché il vero inferno e avere una vita senza nessuna gioia. Ma la buona notizia è che questo re non si arrende, e va alla ricerca di coloro che in un modo nell’altro possano essere spinti all’interno di questo banchetto. Dio tenta per tutto il tempo della nostra vita a convincerci ad entrare all’interno di questa festa. L’esperienza di fede, la vita spirituale, la partecipazione alla vita ecclesiale, altro non dovrebbero essere se non un modo di ritrovare la gioia per cui vale la pena vivere. Una fede che non dà gioia, una vita spirituale che fomenta il nostro senso di inadeguatezza, una partecipazione ecclesiale che fa leva sui nostri sensi di colpa per tenerci sottomessi, sono la negazione del Vangelo.
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