Mt 23,13-22 - Lunedì della XXI Settimana del Tempo Ordinario (25 agosto 2025)

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti”, con queste parole, Gesù, nella pagina del Vangelo di oggi rimprovera aspramente gli scribi e i farisei, facendo loro un elenco di incoerenze con cui si macchiano quotidianamente. Ma l’espressione che Gesù usa, cioè ipocrisia, è una parola che indica un atteggiamento che molto spesso ritroviamo nella nostra vita di ogni giorno. L’ipocrita non è semplicemente qualcuno che è falso, ma è soprattutto qualcuno che ha il cuore doppio.

In pratica c’è una sorta di doppiezza tra ciò che si pensa e ciò che si dice, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Da una parte facciamo discorsi giusti per poi negarli con le nostre scelte, o ci portiamo nel cuore dei sentimenti e agiamo esternamente al contrario. Se un genitore dice cose giuste ai propri figli, ma poi vive la sua vita in contraddizione con le cose che dice ai propri figli, ecco che si macchia di quelli ipocrisia che non soltanto lo condanna, ma gli fa perdere di autorevolezza. Se un uomo o una donna di fede frequentano la chiesa, partecipano ai sacramenti, ascoltano il Vangelo, ma poi non sono disposti a perdonare, a usare compassione, ad aiutare chi ha bisogno, ecco che si macchiano di ipocrisia e perdono di credibilità.

Oggi il Vangelo ci sta domandando se abbiamo un cuore semplice o un cuore ipocrita. È questa la conversione a cui dobbiamo mettere mano. Troppo spesso pensiamo che il nostro più grande nemico è la fragilità e la debolezza, ma in realtà queste caratteristiche fanno parte della nostra vita umana. Anche i più grandi santi rimangono fragili e deboli. Ciò che dobbiamo combattere è il cuore doppio, è l’ipocrisia, è quell’incoerenza che ci fa credere delle cose e agire al contrario.

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