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C’è così tanta gente nel Vangelo di oggi che Gesù sembra quasi impossibilitato a poter predicare. Allora egli si fa bisognoso solamente della barca di Pietro per poter avere uno spazio da cui annunciare la Parola. Sembra tutto casuale, invece è tutto provvidenziale. Dio certamente non ha bisogno di noi per compiere la sua opera, ma la cosa che colpisce di più è il suo farsi bisogno di ciascuno di noi.
Così come allora sceglie la barca di Pietro, così oggi chiede di salire sulle nostre barche, in ciò che sappiamo fare, in ciò che è la nostra quotidianità, e da lì Gesù vuole continuare ad annunciare la sua Parola. Come poteva un pescatore immaginare che Dio si sarebbe servito di lui e del suo mestiere per compiere la sua opera? E allora perché non potrebbe usare ancora oggi i nostri mestieri, le nostre cose, la nostra quotidianità.
Ciò che rende ancora efficace il Vangelo è la capacità di ognuno di noi di fargli spazio. Spero che nessuno mi fraintende se dico che è più credibile la “barca” di un operaio, di una madre, di un padre, di un medico, di un netturbino, più di qualunque chiesa splendida nella sua arte e nella sua storia. I luoghi sacri servono solo a ricordare a ciascuno di noi quanto è sacra tutta la nostra vita, ma non possiamo delegare ad essi ciò che Gesù consegna invece alla nostra quotidianità. Ovunque tu sia, e qualunque cosa tu faccia, sei disposto a far salire Gesù affinché parli ancora oggi? Ti accorgerai che la tua vita sarà attraversata da un senso di pienezza mai visto. “Presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano”.
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