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“Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Dietro questa espressione bellissima di Gesù è nascosto un significato che non dovremmo mai dimenticare: la cosa più importante di un cristiano non è saper fare miracoli, ma ricordarsi costantemente di essere di qualcuno, di sentirsi addosso a un’appartenenza che vale più della capacità di saper fare miracoli.
Nel racconto del Vangelo di oggi i discepoli sono impressionati dalle meraviglie che riescono a compiere nel loro apostolato, ma Gesù ricorda loro che la cosa più importante è il dono che hanno ricevuto di sapere di essere amati concretamente. Tutta la nostra vita spirituale deve consistere nel non dimenticarci mai questa appartenenza. Il male vuole invece mettere in crisi esattamente questo legame, vuole convincerci che non esiste, o che noi non meritiamo di essere amati.
Gesù arriva a morire in croce pur di convincerci di essere preziosi ai suoi occhi. Cioè decide di amarci fino alle estreme conseguenze affinché nessuno di noi metta più in dubbio questa appartenenza che egli ha sancito a prezzo del suo sangue. Non sarebbe sbagliato dire che Gesù è l’unico che può dire a ognuno “ti amo da morire”, cioè “ti amo fino ad essere disposto a morire per te”. Lo sapeva bene santa Faustina, apostola della divina misericordia, che ha passato tutta la sua vita nel continuo contatto con questo dettaglio decisivo della vita di Gesù. Ecco perché la più bella professione di fede che noi possiamo fare in un Dio che ci ama così è questa: Gesù confido in te!
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