Un effetto collaterale della tragedia di Crans Montana è la richiesta avvenuta da più parti di mettere a disposizione tessuto cutaneo e capelli per i pazienti attualmente in cura. La donazione di pelle è una delle possibilità che si va ad aggiungere alla donazione di organi dopo la morte. La donazione di capelli avviene invece da parte dei vivi e permette – tra l’altro - di realizzare parrucche per pazienti il cui cuoio capelluto è stato danneggiato a causa di un’ustione (ma può servire anche per pazienti chemioterapici e in altre situazioni particolari).

Mentre si ascoltano questi appelli e richieste, la mente va automaticamente alle molte sequele, non solo fisiche, ma anche psicologiche che dovranno affrontare i giovanissimi coinvolti in un incidente di tale natura e gravità. Perché il problema per loro non sarà solo guarire dalle ustioni e dai danni agli organi provocati da calore e intossicazione, ma anche convivere con i danni permanenti che le stesse hanno prodotto sul loro corpo.

E questo è tanto più vero e impattante, quanto più giovane è l’età delle vittime, visto che a Crans-Montana le persone sopravvissute all’incendio, in molti casi, sono adolescenti che non hanno ancora compiuto la maggiore età. La loro è un’età delicatissima. Il corpo è nel pieno del suo vigore e la cura del corpo, nonché la sua mentalizzazione (ovvero la capacità da parte del giovanissimo di imparare a pensarlo in tutte le sue funzioni e a considerarne le moltissime implicazioni per la vita adulta) appartengono a questa fase della crescita, rappresentandone uno dei più importanti compiti evolutivi. L’immagine corporea oggi costruisce una porzione determinante della propria identità. Serve a presentarsi al mondo, ma anche ad ottenere riconoscimento e valore. Mai come oggi, in età evolutiva c’è un’enorme associazione tra percezione del proprio valore e immagine estetica. Il mondo dei social media, dove tutto ha valore per come si appare, che premia ciò che viene mostrato indipendentemente dall’oggettiva competenza di chi con quel corpo si espone in una vetrina social, ha generato un livello di ansia e preoccupazione per la propria immagine corporea che riguarda tutti gli adolescenti, ma in particolare le ragazze, specie quelle di età inferiore ai 16 anni.

Quando questi ragazzi e ragazze andranno a constatare di fronte a uno specchio come la loro immagine è stata modificata dalle ustioni e dalle operazioni cui vengono sottoposti in queste settimane, dovranno ridefinire molte cose, che non sono collegate solo alla dimensione estetica, ma anche alla propria identità e alla percezione del proprio valore. Si vedranno diversi da come erano, si percepiranno cambiati nel corpo per un’eventualità di cui non hanno nessuna responsabilità, dovranno combattere con la paura di apparire “sgraditi” o “sgradevoli”, e questa percezione potrebbe riguardare non solo ciò che accade nella relazione con gli altri, ma ciò che accade anche nel loro mondo profondo, nella relazione con se stessi. Certo, verranno preparati, accompagnati e sostenuti dai team psicologici che in queste settimane stanno costantemente al loro fianco e a fianco delle loro famiglie. Non sarà facile.

In questo saranno supportati dagli incredibili progressi di cui la chirurgia plastica e ricostruttiva è stata capace in questi anni. Sentiamo spesso parlare di questa branca della medicina per gli interventi di modificazione del corpo a fine puramente estetizzante, invece il ruolo di questa disciplina medica è spesso quella di restituire a una vita degna di questo nome persone il cui corpo è rimasto deturpato e segnato da eventi avversi e mai scelti, ma subiti.

Il lavoro delle equipe medico-sanitarie che si sono fatte carico della cura e della ripresa di questi pazienti e incessante e a 360°. In questo la nostra nazione e ciò che sta avvenendo all’Ospedale Niguarda, dal primo giorno in prima linea per questa emergenza, rappresenta un’eccellenza di cui essere fieri.