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“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La libertà di cui parla Gesù non ha nulla a che fare con l’autosufficienza, con il bastare a se stessi della mentalità del mondo, bensì è la libertà di chi sapendosi amato non considera un problema la propria miseria e i propri limiti. Non si è liberi perché non si hanno più limiti, ma si è liberi quando si sperimenta un amore che ci permette di vivere con libertà proprio nei propri limiti e nella propria miseria.
Solo l’amore fa sì che la nostra miseria non abbia l’ultima parola su di noi. Gli interlocutori di Gesù si sentono invece liberi a partire da un’appartenenza religiosa, etnica, culturale, politica. Tante volte sono proprio questo tipo di appartenenze che nascondono una schiavitù più grande. Non c’è peggior schiavo di chi pensa di essere libero proprio mentre è nel cuore di una schiavitù.
Capita ugualmente con l’esperienza del peccato che da una parte ci dà l’illusione di poter fare tutto quanto vogliamo ma in realtà alla fine ci rende dipendenti da ciò che compiamo, e molte volte non siamo più in grado di venirne fuori da soli. L’incontro con Cristo è l’incontro con ciò che porta alla luce esattamente questo tipo di schiavitù latenti, per questo delle volte la fede è un’esperienza dolorosa, perché si tratta di prendere consapevolezza che la realtà è molto diversa da ciò che pensavamo essere vero noi. Ma è un dolore di liberazione non di morte.
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