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mercoledì 18 maggio 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

EUANGHÉLION: vangelo, buona novella

È nella quinta cappella a sinistra, quella della famiglia Contarelli, all’interno della chiesa romana di San Luigi dei Francesi, che si possono ammirare le tre tele che Caravaggio tra il 1599 e il 1602 dedicò all’evangelista Matteo. Ai lati dell’altare, oltre al dipinto del martirio, si leva la celebre scena della vocazione dell’apostolo. Noi, invece, ci fermiamo idealmente davanti alla pala dell’altare: un angelo in volo, con un curioso gesto delle dita, puntualizza i temi che Matteo deve annotare nel libro che ha di fronte poggiato su un tavolo rustico. L’apostolo gira il suo volto e tiene gli occhi fissi sull’angelo, quasi fosse nell’atto di scrivere sotto dettatura.

Con questa immagine simbolica possiamo rappresentare la parola greca euanghélion a tutti nota, che ora approfondiremo. Essa risuona 76 volte nel Nuovo Testamento, mentre il verbo correlato euanghelízô 54; il termine euanghelistés, «evangelista, annunciatore dell’evangelo» appare solo tre volte. Alla base di questa trilogia ci sono l’avverbio eu, «bene, buono», e anghélos, donde il nostro «angelo», in greco «messaggero, annunziatore». Il termine «evangelo» era già noto al mondo pagano e significava «la buona notizia» di un evento o di un atto imperiale, destinato a portare benefici di indole materiale come le esenzioni fiscali. Così in un’iscrizione greca di Priene (Asia Minore) del 9 a.C. si legge alla data di nascita dell’imperatore Augusto questa frase: «Il giorno natale del dio [Augusto] fu per il mondo l’inizio dei buoni annunzi (euanghelíôn)». Ma fondamentale nel cristianesimo rimane il legame con una frase di Isaia letta e applicata a sé stesso da Gesù nella sinagoga del suo villaggio, Nazaret: la venuta nel mondo e la parola di Cristo hanno la funzione di portare la salvezza ai poveri, ai miseri, agli ultimi della terra. Sarà in questa luce che il termine «vangelo» verrà attribuito ai quattro scritti che conservano parole e atti di Cristo, come è attestato già nel titolo di Marco: «Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (1,1).

Da questa frase si intuisce in modo chiaro il contenuto primario della «buona novella» cristiana: essa è la proclamazione della persona di Gesù Cristo e della salvezza da lui offerta, ossia il regno di Dio, un progetto divino di liberazione, di verità, di giustizia e di amore. Si comprende, allora, come il «vangelo» per eccellenza sia lo stesso Gesù di Nazaret, uomo storico, che è però anche Figlio di Dio, le cui azioni concrete e le cui parole trasmesse inaugurano un orizzonte trascendente e rivelano un messaggio divino. Sarà soprattutto san Paolo a dare rilievo al vocabolo «vangelo»: si pensi che delle 76 presenze citate, ben 60 sono nelle lettere paoline. L’Apostolo parla di «vangelo di Dio», «di Cristo», «del Figlio di Dio» perché il cuore di quell’annunzio è appunto «il Figlio di Dio, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dei morti, Gesù Cristo, nostro Signore» (Romani 1,3-4). Non si tratta, quindi, di una teoria ma di un evento che unisce in sé umano e divino, storia ed eterno, spazio e infinito, morte e risurrezione. Non è una proposta religiosa umana ma è una rivelazione divina: «Il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1,11-12).

È, quindi, necessario essere «obbedienti» al vangelo come parola di Dio ed essere sempre attenti a non deformarne la sostanza di verità, come accadeva a Corinto (2Corinzi 11,4) e tra i Galati (1, 6). È questo il grande rischio sempre in agguato al quale bisogna reagire con la fedeltà pura e assoluta e con l’impegno generoso per la sua diffusione, come dichiara autobiograficamente Paolo: «Tutto io faccio per il vangelo» (1Corinzi 9,23). E, sulla scia di Gesù, anche il discepolo deve andare «per le città e i villaggi predicando e annunziando il vangelo del regno di Dio» (Luca 8,1).

 

 

 


20 gennaio 2022

 
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