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venerdì 27 maggio 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

‘IMMANÛ’EL: Emmanuele, Dio-con-noi

È questo l’ultimo termine ebraico che proponiamo, a suggello del nostro lungo viaggio nelle parole fondamentali dell’Antico Testamento. È un nome da approfondire proprio alle soglie del Natale. Infatti, il testo che lo presenta è una delle letture profetiche collegate al Messia e, dal Vangelo di Matteo, alla nascita di Gesù Cristo. Il passo originario del profeta Isaia suona così: «Ecco: la giovane donna/vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà ‘Immanû’el» (7,14).
Per spiegare questa frase è necessario risalire al contesto storico. Siamo nel 734 a.C. Il re Acaz si trova di fronte all’incubo di una guerra dichiarata contro il regno di Giuda dalla Siria e dal regno di Israele, uno stato fratello che si era staccato da Giuda dopo la morte di Salomone nel 931 a.C. e che aveva come capitale Samaria. Acaz è tentato di chiedere il sostegno militare di una potenza straniera, l’Assiria. Il profeta Isaia, invece, lo sconsiglia nettamente, invitandolo a sfidare l’asse Damasco-Samaria con le sue forze e con la fiducia nel Dio di Gerusalemme.
Come appoggio a questo suo appello, propone un segno. Il testo originario parla di una ‘almah, «giovane donna», che darà alla luce un figlio, simbolo di salvezza nel suo nome, che è appunto Emmanuele, «Dio-con-noi». Chi sia questa donna ancora giovane non è esplicitato dal profeta. Forse egli pensava ad Abia, moglie del re Acaz: essa, infatti, genererà Ezechia, un sovrano giusto e fedele, amato da Isaia. Tuttavia, nei capitoli successivi il profilo di questo figlio è così esaltato da essere alonato da una specie di luce messianica (si leggano Isaia 9,1-6 e 11,1-9).
In questa prospettiva anche la madre acquista un profilo più alto e misterioso: non per nulla l’antica versione greca della Bibbia, detta «dei Settanta» (dal numero leggendario dei traduttori), rende la parola ‘almah, «giovane donna», con parthénos, che in greco significa «vergine». L’evangelista Matteo usa proprio questa traduzione, come accade anche per le altre citazioni bibliche del suo Vangelo. Esplicita, allora, è la sua applicazione alla nascita di Gesù da Maria vergine e madre: «Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine (parthénos) concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi» (1,22-23).
Questo nome per Isaia aveva un valore di protezione contro l’incubo degli eserciti nemici: «Preparate un piano, sarà senza effetti; fate un proclama, non si realizzerà, perché Dio è con noi (‘immanû’el)» (8,10). Per Matteo, invece, il nome ha un significato ben più forte: Dio scende accanto a noi fino al punto di assumere la realtà di un bambino, figlio di Dio e di una donna vergine, Maria.

 

 

 


16 dicembre 2021

 
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