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domenica 29 maggio 2022
 
50 parole greche del Nuovo Testamento Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

LÓGOS: parola, verbo, discorso

Immaginiamo di entrare in una casa di Roma attorno agli anni ’60/70 del I secolo. Là è riunita una comunità cristiana, una di quelle che san Paolo saluta nella parte finale della sua Lettera ai Romani (c. 16). Stando sulla soglia, in silenzio, ascoltiamo la catechesi che un presbitero sta tenendo. Egli non parla in latino, che è la lingua ufficiale e colta, ma usa quella più comune a livello popolare e la più diffusa in tutto il mondo di allora, il greco, simile a una sorta di inglese a causa della sua diffusione. È probabile che alcuni miei lettori che hanno fatto il liceo riescano a comprendere alcune parole di quella lezione. La sfida che vorremmo proporre e che lanciamo a partire da questa puntata della nostra rubrica è semplice: di settimana in settimana, fino a dicembre, illustreremo cinquanta parole che tutti i fedeli là riuniti ascoltavano e comprendevano. Sono i termini fondamentali dei testi presenti nel Nuovo Testamento e necessari a comporre il cuore del messaggio originario dei Vangeli, delle Lettere e degli scritti apostolici. Come abbiamo fatto già lo scorso anno per i vocaboli ebraici usati anche da Gesù, li presenteremo anche nei caratteri dell’alfabeto greco, trascrivendoli nelle nostre lettere. Sarà, come vedrete, un esercizio più facile rispetto a quello condotto sull’ebraico. Prima di iniziare il nostro viaggio nel vocabolario cristiano delle origini, ecco una piccola curiosità statistica. Il Nuovo Testamento greco è composto da 138.020 parole, ma i diversi termini usati e ripetuti sono soltanto 5.433, compresi gli articoli e le preposizioni, mentre l’Antico Testamento totalizzava 305.441 parole sulla base di 5.750 vocaboli diversi. A questo punto è facile intuire quale sarà il primo termine che proponiamo: lógos, che significa «parola», ma anche «discorso», e che è entrato in tanti nostri vocaboli, come «teologia», «psicologia», «sociologia» e così via. Tutti ricordano l’avvio di quel gioiello che è l’inno di apertura del Vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo/Parola (lógos) e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… E il Verbo si fece carne» (1,1.14). Nel linguaggio teologico si afferma che questa è l’Incarnazione, ossia il Verbo/Parola divina, efficace creatrice e salvifica, diventa «carne», cioè umanità, storia, persona in Gesù di Nazaret. Il Nuovo Testamento idealmente comincia, perciò, come l’Antico con la Parola divina: «In principio… Dio disse: Sia la luce! E la luce fu» (Genesi 1,1.3). Ora, però, accade qualcosa di più sorprendente, come spiega lo stesso Giovanni nella sua Prima Lettera: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che contempliamo e che le nostre mani toccarono del Verbo (lógos) della vita…, quello che abbiamo veduto e udito lo annunciamo anche a voi» (1,1.3). Il Verbo/Parola, il Lógos, è ora una persona visibile, vissuta davanti a testimoni in una regione periferica dell’Impero romano. Potremmo a lungo continuare a illustrare questo vocabolo perché risuona ben 330 volte nel Nuovo Testamento. Aggiungiamo solo un’ultima curiosità. Lógos deriva dal verbo greco légô che incontriamo ben 2.353 volte nel Nuovo Testamento. Ora, questo verbo, che ha dato origine al nostro «leggere», in realtà aveva tre significati originari: «raccogliere» – i fiori in un prato o i frutti di un albero –, «scegliere» come si fa con i libri da leggere, e infine «dire, raccontare, spiegare». Questa trilogia è molto suggestiva per mostrare la bellezza e la ricchezza della parola-lógos che raccoglie, seleziona e rivela i segreti intimi e profondi delle realtà divine e umane.


30 dicembre 2021

 
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