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giovedì 28 maggio 2020
 
Il grande libro del Creato Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

Lungo la frontiera che separa la terra dal mare

Il terrore del nulla è incarnato nei testi biblici dalle onde tumultuose e dai mostri marini come Behemoth e Leviatan. Ma Dio è più forte e l'uomo può superare ogni paura.

La terra rimane sempre sospesa sul cratere del nulla da dove è uscita, secondo la Bibbia, con l’atto creativo di Dio. Il creato non è infinito ed eterno perché allora sarebbe Dio, ma limitato nel tempo e nello spazio. Abbiamo in passato già visto che le Sacre Scritture ricorrono a tre simboli per rappresentare questo limite, ossia il nulla che ci assedia sempre: il deserto, la tenebra, l’abisso (Genesi 1,2). C’è, però, un quarto simbolo di natura acquatica che ora vorremmo tratteggiare, a conclusione di una lunga navigazione che abbiamo condotto nelle puntate precedenti attraversando le acque presenti nelle pagine della Bibbia.

Infatti, questo equilibrio instabile tra essere e nulla su cui si regge la terra trova un’ulteriore rappresentazione simbolica nella linea della battigia sul litorale ove sembra correre la frontiera mobile tra jam, il «mare», ed ’eres, la «terra». Nei miti cananei, tipici della popolazione indigena della Palestina, Jamm era il nome di una divinità negativa che si opponeva a Baal, il dio della vita e dell’essere. La Sapienza divina, nell’inno del capitolo 8 dei Proverbi, assiste il Creatore nell’atto delicato di tracciare un confine al mare caotico, segno del nulla: «Ero con lui quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini» (8,29).

Il terrore del nulla, incarnato dal mare, che proprio al bagnasciuga della costa marina sembra aggredire lo splendore della creazione terrestre, è superato solo perché si erge Dio, con l’indice puntato contro l’avversario apparentemente fisico, in realtà più radicale. Raffigurato nel libro di Giobbe come un bambino ribelle bloccato in fasce, o come un pericoloso prigioniero rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, il mare, pur continuando a tumultuare con le sue onde e i suoi mostri, è sottoposto all’imperativo divino: «Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando usciva impetuoso dal seno materno, quando io lo vestivo di nubi e lo fasciavo di una nuvola oscura, quando gli ho fissato un limite, e gli ho messo chiavistello e due porte dicendo: Fin qui giungerai e non oltre e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde?» (38,8-11).

La forza aggressiva del mare-nulla-inferi sarà mirabilmente tipizzata dallo stesso libro di Giobbe in due mostri marini simbolici: Behemot, la “Bestia” per eccellenza descritta in 40,15-24 come un colossale ippopotamo, e Leviatan, una sorta di enorme rettile, tratteggiato in 40,25-41,26 come un poderoso coccodrillo. Come è noto, il Leviatan è stato trasformato dallo scrittore Herman Melville (1819-1891) nell’implacabile cetaceo Moby Dick, che dà il titolo al celebre romanzo. Il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) userà lo stesso simbolo applicandolo allo stato totalitario nella sua opera intitolata appunto Leviatan (1651).

La rappresentazione del Leviatan è, invece, per Giobbe una celebrazione della signoria suprema del Creatore che può persino permettersi di «scherzare con lui come un passero, legandolo per il divertimento delle bambine» (40,29). È per questo che, secondo una tradizione giudaica, il Leviatan verrà ucciso e imbandito per il banchetto messianico dei giusti. L’umanità, secondo il Salmista, può allora affacciarsi senza paura sul «mare spazioso e vasto: là brulicano rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi; lo solcano le navi e il Leviatan che tu hai plasmato per giocare con lui» (Salmo 104,25-26).

Ma l’estrema sorpresa sarà nella nuova creazione allorché Giovanni, contemplando «il nuovo cielo e la terra nuova», s’accorgerà che «il mare non c’era più» (Apocalisse 21,1). L’instabilità e il limite della terra, rappresentati appunto dal mare, saranno allora cancellati per sempre, nella nuova creazione che è la meta finale dell’essere. L’universo, secondo la Bibbia, non è votato ad approdare a un nulla terminale ma ad essere rinnovato e ri-creato in modo perfetto, senza più morte, distruzione e male.


06 febbraio 2020

 
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