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domenica 31 maggio 2020
 

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - 2 FEBBRAIO 2020

Abbiamo tutti bisogno di purificazione

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Luca 2,22-40 

Questa domenica è concomitante con la festa della Presentazione al tempio di Gesù. Il testo che narra questo evento gioca su due colori contrastanti: da una parte la luminosa gioia di Simeone e della profetessa Anna che parlano di consolazione, di redenzione e di gloria. Dall’altra l’annunzio di un sentiero di contraddizione e di spade nell’anima in vista. Qual è il motivo di questi toni così diversi nello stesso racconto?

Quel che va focalizzato è la ragione della “presentazione” al tempio: la liturgia ci consente di ascoltare il versetto che prepara la visita al tempio, quello in cui si parla del compimento dei giorni della loro “puri€cazione” come premessa al rito vero e proprio dell’offerta di una coppia di tortore o due giovani colombi per il “riscatto del primogenito”.

Gesù è il primogenito e per vivere la grazia della maternità Maria deve passare per un processo di puri€cazione, e insieme a Giuseppe debbono “pagare” il riscatto del fi€glio, per ricordare che il fi€glio non è loro, che prima di tutto è di Dio.

La puri€ficazione e l’offerta del primogenito sono parte del processo della consacrazione: non a caso la Chiesa situa in questa festa la celebrazione del dono della vita consacrata, che è la manifestazione oggettiva del dono del Battesimo che ci consacra tutti come dono di Dio e a Dio.

Cosa c’è di più naturale della maternità? Perché mai una donna era chiamata alla puri€ficazione? Cosa ci può essere di più sano e bello del fatto che si diventi padri e madri? Perché mai bisogna fare questo sacri€ficio per adeguare al rapporto con Dio il dono del primo €figlio? “Purifi€care”, molto più che un atto di rilevanza etica, signi€ca rendere qualcosa di una sola natura, passando spesso per il fuoco – infatti “puri€ficare” viene dalla parola che in greco signi€ca “fuoco” – per cui abbiamo per esempio “oro puro” o “acqua pura”: solo oro, solo acqua, niente altro.

LA VERITÀ DELLA VITA.

Il cuore va purifi€cato? E l’intelligenza? E gli atteggiamenti? C’è per caso il rischio di vivere maternità, paternità, femminilità, mascolinità in modo ambiguo? Si può contemplare che qualcuno infetti il rapporto con la propria paternità-maternità con atteggiamenti autoreferenziali, che non rispettino la verità della vita, del proprio ruolo, del reale possesso delle cose?

Allora iniziamo a capire perché il padre della fede, Abramo, per divenire padre secondo Dio deve passare per vari momenti di distacco e un giorno mettere la vita del fi€glio Isacco a totale disposizione della volontà di Dio. Infatti è proprio a quell’evento che si riferisce il dovere del sacrifi€cio che tutti i pii israeliti devono fare per i loro primogeniti.

Abbiamo bisogno di puri€cazione, tutti, sempre. È un processo costante che implica una spada che penetri nell’intimo e distingua ciò che è da Dio e ciò che non lo è. Dobbiamo passare per questo processo permanente di pulizia della nostra intelligenza e delle nostre opere.

Abbiamo vari primogeniti da riscattare. Da cosa? Dalla rapacità del nostro cuore, perlomeno.


30 gennaio 2020

 
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