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mercoledì 29 giugno 2022
 
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Cardinale arcivescovo e biblista

SATANÂS - DIÁBOLOS: satana, diavolo

Erano tre scrittori famosi ma diversi tra loro. Eppure curiosamente coincidevano tutti – sia pure da  angolature differenti – sul demonio. Il poeta francese Charles Baudelaire: «La più grande astuzia del
diavolo è farci credere che non esiste». Il romanziere ateo francese André Gide: «Non credo nel diavolo,  ma è proprio quello che egli spera: che non si creda in lui». Il nostro Giovanni Papini: «L’ultima astuzia del diavolo fu quella di spargere la voce della sua morte». In realtà, la sua è una figura attiva nelle pagine del  Nuovo Testamento.

La parola di origine ebraica Satana ricorre 36 volte e l’equivalente di origine greca  diábolos 37 volte. Si tratta, dunque, di una presenza significativa che non può essere facilmente eliminata come se fosse un residuato mitico popolare. Alcune volte si parla, con linguaggio biblico, di «spirito  immondo» con riferimento all’«impuro» che indica tutto ciò che si oppone al sacro, al bene, alla positività, all’area del tempio e di Dio. Certo, in alcuni casi – a causa di un’antica concezione che considerava la malattia come punizione di una colpa – si era inclini a individuare presenze sataniche anche in sindromi particolari come l’epilessia (è il caso del ragazzo epilettico descritto in Marco 9,14-27) o la follia (è forse
il caso dell’indemoniato di Gerasa, Marco 5,1-20).

«Satana» significa «avversario, accusatore» e nel libro di Giobbe indica una specie di pubblico ministero assiso nella corte celeste con la funzione di denunciare i peccati degli uomini (2,1-7). «Diavolo», invece, significa in greco «colui che divide» e il termine è solo  negativo: è il tentatore che cerca di staccare Dio dall’uomo. Questo aspetto domina nella concezione biblica e Satana si configurerà come la presenza oscura nella storia, che tenta di far pendere la bilancia della libertà umana verso il male, in opposizione alla grazia divina che la orienta e sostiene verso il bene.

Cristo interpella il demonio in modo diretto, rivolgendosi così a un interlocutore personale che irrompe, ad esempio, all’improvviso in un uomo che è in una sinagoga ad ascoltare la Parola di Dio: «Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quest’uomo! E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui» (vedi Marco 1,21- 28). Gesù, quindi, ingaggia una battaglia con Satana e col male. L’«avversario» spande, infatti, la zizzania della corruzione; ha seguaci tra i quali talvolta si possono iscrivere persino i discepoli di Gesù. Famoso è il caso in cui Cristo reagisce contro Pietro definendolo un «satana» perché «non pensa secondo Dio ma secondo gli uomini», rigettando la via della croce (Matteo 16,21-23).

Satana – che il libro della Sapienza (2,24) identifica col serpente tentatore della Genesi («è per invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo») – sembra celebrare il suo trionfo con la morte di Cristo. In realtà la Pasqua è il segno della grande svolta. Infatti, anche se Satana pare continuare la sua opera disgregatrice e rovinosa, sostenuto dal «mondo» che lo segue, alla fine il suo destino è quello che l’Apocalisse raffigura in modo simbolico potente, facendolo precipitare per sempre nello «stagno di fuoco» (20,10). Anche Gesù, sulla base della sua opera e di quella dei discepoli, lo vedeva «cadere dal  cielo come la folgore» (Luca 10,18). Non si dimentichi, infatti, che il soggetto primario e ineludibile della fede cristiana rimane Cristo.

 


03 marzo 2022

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