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domenica 26 marzo 2023
 

VII Domenica del tempo ordinario (Anno C) 2O febbraio 2O22

Trasformare la storia con la benevolenza

Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano,
benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.

Luca 6,27-28

 

Fare il bene, nella sensibilità biblica, dipende espressamente dalla capacità di volere il bene: non si tratta solo di agire, ma prioritariamente di avere una disposizione del cuore e della mente che si apprende alla scuola del Maestro. Solo da Lui possiamo imparare l’autentica benevolenza, che è il sentimento del desiderio di bene per chi ci è accanto e per ogni persona, indipendentemente dalla sua condotta e dai suoi meriti. Dalla benevolenza, e solo da essa, discende la sollecitudine creativa che, senza fatica ma spontaneamente e con ogni urgenza tipica dell’amore autentico, ci fa collaborare concretamente alla realizzazione di ciò che è Bene.

Questa dimensione, che è di Dio, che “è benevolo” pure “verso gli ingrati e i malvagi”, distingue chi gli è vicino da chi gli è lontano, anche se lo onora con le labbra: è lo stile dei “figli dell’Altissimo”, che contrassegna e rende riconoscibili quanti sono di Cristo, i quali abbandonano l’uomo terreno per somigliare a quello celeste, come dice san Paolo nella seconda lettura.

«A voi che ascoltate, io dico!»: così esordisce Gesù. Egli parla, ogni giorno, a chi porge l’orecchio alle sue parole riconoscendone la forza trasformatrice nella storia, e dice cose che non hanno niente a che fare con la logica terrena: «Amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia, benedite chi vi maledice, pregate per chi vi maltratta». Pensate, sentite, agite con il criterio della misericordia, che è il criterio di Dio. In Luca, Gesù non dà una regola negativa: non ci dice di non fare agli altri quello chenon vorremmo per noi; sarebbe semplice, basterebbe non fare nulla. Gesù ci invita qui a fare con gli altri ciò che ci piacerebbe ricevere. Non c’è limite alla creatività dell’amore. Amate alla massima potenza! Chi vive come insegna il Vangelo non è certamente un eroe; è un Figlio amato, che ha Dio per padre ed è ricco di un amore senza fine. Da questa ricchezza ricevuta senza merito egli trae una benedizione senza fine, la stessa con cui il salmista di oggi ci fa pregare: benedice Dio per la misericordia con cui è amato e sa dire bene di ogni fratello, figlio come lui. Chi è amico di Cristo vuole rendere partecipi tutti di questa amicizia che cambia la vita. Per questo può rispondere con l’amore ad ogni situazione concreta. Così, egli mostra di appartenere al Cielo, e costruisce il Regno di Dio già nel quotidiano della terra.

FIDARSI DI DIO È questa l’esperienza di Davide, grande peccatore e amico di Dio, protagonista della prima lettura: scelto dal Signore senza merito, investito di una misericordia che, nonostante i suoi peccati, mai lo abbandonerà perché Dio è fedele oltre le infedeltà dell’uomo, Davide usa misericordia con Saul e non approfitta dell’occasione che gli si presenta per fare il male, nonostante le insistenze di Abisal, che vuole ucciderlo nel sonno. Il male ha bisogno dell’oscurità: nel buio della notte, simbolo anche della sofferenza che ci viene inflitta da chi non ci vuole bene, può risuonare la voce del mondo, che ci fa apparire giusta la vendetta e ci invita a restituire male per male. È però una voce di morte! Davide sa che può fidarsi solo di quanto dice Dio,  l’unico giusto, che non vuole che il peccatore perisca ma che si converta e viva. E noi?

 

 

 


17 febbraio 2022

 
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