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lunedì 04 marzo 2024
 

XIX domenica del Tempo ordinario (anno A) - 13 agosto 2023

Avere occhi per riconoscere Dio

 

Pietro, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Matteo 14,30-31

 

«Dell’episodio della moltiplicazione dei pani (Matteo 14,13-20) i discepoli hanno riconosciuto Gesù come Colui che è capace di dare Vita, hanno visto la sua potenza risanatrice, sono stati essi stessi nutriti. Le moltiplicazioni dei pani sono nei Vangeli una figura eucaristica e una immagine dei momenti di consolazione spirituale: come i discepoli, come Elia sull’Oreb (I lettura, 1Re 19), anche noi sentiamo che il Signore è vicino non in segni imponenti, ma nel «sussurro leggero» che percepiamo «sul monte, alla sua presenza», nella semplicità del Pane e del Vino fatti suo Corpo e suo Sangue, nutrimento lungo la strada e sostegno per compiere la sua volontà. Eppure, nella missione che ci è chiesto di portare a compimento ogni giorno nel lavoro, in famiglia, nella Chiesa, è facile che la nostra fede si affievolisca o sia colta dalla paura: così, pur con tutte le nozioni e continuando a compiere tutti i riti (cfr. II lettura, Romani 9), si può perdere lo sguardo che fa riconoscere la presenza di Dio. Gesù ha chiesto ai discepoli di «precederlo» in barca all’altra riva: qui c’è una figura della missione, nella quale siamo chiamati a «preparargli la strada» (Luca 1,76; 10,1-2). Nel frattempo si è fatta notte: l’entusiasmo del primo istante si è affievolito, il sole è tramontato, sono arrivate le difficoltà, lo smarrimento, la tentazione. Nella notte, mentre la volontà vacilla, arriva anche la tempesta: sono gli eventi avversi dell’esistenza, che fanno credere che tutto remi contro e che il “mare” che ci è stato chiesto di attraversare sia irrimediabilmente ostile e mortifero. Ma è proprio in quel “mare” che ci viene incontro Gesù, camminando su di esso: Egli è il Signore! I discepoli, pur avendo una profonda relazione con Lui, non sono capaci di riconoscerlo in quel momento di sofferenza e pensano che sia «un fantasma». Pietro chiede una prova, vuole camminare sul “mare”: chiamato da Gesù, con fiducia sulla parola potente del suo Signore si mette in moto sfidando il «vento contrario», ma nuovamente viene tentato, perché il nemico colpisce chi si fida di Dio, insinuando il dubbio terribile di non essere all’altezza della missione ricevuta. Questa tentazione minaccia tutti noi e ci espone al rischio di soccombere nella paura e nello sconforto, facendoci dimenticare che il Signore è potente e che quanto facciamo è dovuto alla forza dello Spirito che abita in noi. A salvare Pietro non è la sua capacità di camminare sull’acqua, che egli non possiede né mai potrà possedere: a salvare Pietro, come in una nuova liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, è «la mano potente e il braccio teso» (Deuteronomio 5,15; Salmo 136,12) del Signore Gesù. È Lui che consente a Pietro e alla sua barca di resistere ai flutti e non affondare; è Lui che «traccia il cammino» (Salmo 94, Responsorio) e dà la forza a ciascuno di compiere le stesse opere che Lui ha compiuto e, anzi, di compierne «di più grandi», come ricorda Giovanni (14,12), per la sua grazia che supera ogni nostra debolezza (cfr. 2Corinzi 12,10) 


10 agosto 2023

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