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giovedì 02 dicembre 2021
 

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B ) - 8 agosto 2021

Quelle parole che possono distruggere

I Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? [...]». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato»

Giovanni 6,41-51 XIX

 

Continua il racconto della crisi del rapporto tra Gesù e la sua comunità scatenata da una nuova rivelazione della sua persona, dopo il grande miracolo dei pani e dei pesci. Ricorrendo al simbolismo del pane, Gesù si presenta come «pane vivo disceso dal cielo», un pane che diversamente da quello fatto col frumento e della stessa manna, se mangiato dona la vita eterna. L’evangelista Giovanni, con il suo tipico vocabolario e la sua teologia, ci fa entrare nella morfologia di questa crisi.

Gesù fu conosciuto dai suoi discepoli poco alla volta. Alcuni degli apostoli lo avevano incontrato quando ancora si trovava tra i discepoli di Giovanni Battista, nel deserto. Poi lo avranno visto in molti battezzare nel Giordano, e avranno pensato che fosse uno dei tanti riformatori e predicatori di quel tempo di crisi sociale e di primavera religiosa in Palestina. Altri lo avranno conosciuto quando era con i suoi in Galilea, conoscevano i suoi genitori, la sua famiglia. A un certo punto Gesù chiede a tutta questa gente di lasciare quella prima conoscenza “nella carne” e iniziare una conoscenza nuova “nello spirito”. E qualcosa non funzionò: molti non accolsero questa nuova natura del Cristo.

Il Vangelo di oggi ci fa conoscere un fenomeno tipico di questi momenti di disvelamento della vera natura di un fondatore e della sua tipica crisi: le mormorazioni. Chi stava attorno a lui, quelli che lo guardavano da lontano ma anche alcuni di quelli più vicini, iniziano a chiacchierare. Nascono varie teorie e ipotesi sul rapporto tra il primo Gesù e il nuovo che si sta rivelando, e sorgono dubbi sulle domande fondamentali.

La Bibbia conosce bene le mormorazioni, soprattutto durante le grandi crisi dell’attraversamento del deserto verso la terra promessa. Sa che arrivano quando ci si trova in mezzo al guado: si inizia a rimpiangere l’Egitto con le sue cipolle, e non si capisce perché continuare un cammino faticoso, doloroso, verso l’ignoto. E si iniziano a mettere in dubbio le parole e la persona di Mosè. Le mormorazioni bibliche sono crisi della fede nella verità della promessa, nella parola dei profeti e nell’Alleanza.

 

ISOLARE IL VIRUS.

Ciò che va in crisi in Galilea è il nuovo popolo attorno a Gesù, il Regno, la nuova Alleanza. E tornano le mormorazioni, segnale inequivocabile di questo tipo di crisi. E Gesù, altrettanto inequivocabilmente, dice: «Non mormorate tra voi». È molto importante, in queste fasi, non consentire al virus della mormorazione di diffondersi. Va isolato, va bloccato il contagio. Cosa molto difficile, perché il suo tasso di trasmissione è molto alto. La mormorazione diventa il tema dominante dei discorsi, l’argomento segreto da raccontare, sottovoce, a chi si incontra. Si moltiplicano le varianti, e presto la comunità si riempie tutta di mormorazioni, che possono distruggerla.

E Gesù, ora, ci ripete, insieme a papa Francesco: «Non mormorate tra di voi». La qualità spirituale delle comunità cristiane dipende decisamente dal tipo di parole che ci scambiamo tra di noi, soprattutto quelle sottovoce. Ogni crisi comincia da parole sbagliate sussurrate che prendono il posto di quelle buone.


05 agosto 2021

 
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