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domenica 27 settembre 2020
 

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 13 settembre

Come non avere più conti in sospeso

Il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Matteo 18,21-35

La parabola del Vangelo di questa domenica è innescata dalla domanda di Pietro: «Se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Gesù risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette», ossia: sempre. E arriva la nostra parabola, che ci deve aiutare a capire come perdonare in tal modo.

Nella parabola c’è un servo, appena sollevato dal re da un debito esorbitante che prende per il collo un collega che gli deve una piccola somma. Costui sembra così cattivo da essere caricaturale.

La domanda è: come è possibile che un uomo a cui è stato condonato tanto sia così feroce con chi gli deve tanto di meno? Cerchiamo di capire da dove nasce il suo atteggiamento: al re della parabola questo uomo deve diecimila talenti. Un debito mostruoso se si pensa che un talento, al tempo di Gesù, valeva una trentina di chili d’oro! Più di cinquecento milioni di euro in valuta odierna… una mostruosità.

Ci sarebbe da capire come si sia creata tale situazione, ma va notata la risposta del debitore: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Questo è più assurdo del debito: l’idea di poterlo pagare. Il servo non dice «restituirò quel che posso», ma «restituirò ogni cosa». Questo è impossibile, il debito è troppo grande, ma ciò che è più grottesco è l’inizio della frase: «Abbi pazienza con me e restituirò». Allora per il servo il problema non è la cifra, ma la pazienza del re: se concederà una dilazione la cosa si risolverà, c’è solo da aspettare e i soldi arriveranno, per intero. Costui pensa di aver solo bisogno di tempo, non si sente veramente in debito. La prassi di aiutare i debitori cronici insegna che proprio questa è la loro mentalità: non hanno debiti veri, serve solo un po’ di pazienza, questo è solo un momento difficile, passerà, un po’ di calma, e tutto si risolve. Quando i debitori ragionano così sono irrecuperabili, hanno sviluppato un atteggiamento irrisolvibile da vittime – la responsabilità è sempre di qualcun altro e il problema è negato.

SMETTERE DI PECCARE.

Ma queste persone non ci sono estranee. Questi debitori cronici siamo noi. È radicata nell’uomo l’idea di poter pagare i propri debiti, di poter smettere di peccare e che per farlo basti solo un po’ di impegno. Se decido di smettere di fare questo peccato, vedrai che smetto. Falso.

Il debitore della parabola non si intende tale e quindi scinde il proprio debito dal debito altrui: l’altro se vuole può pagare, e quindi paghi! Anche io volendo, potrei pagare… Se penso di poter smettere di peccare quando voglio, allora, curiosamente, pretendo che l’altro smetta subito. Ma in genere interrompere i propri atteggiamenti sbagliati è difficilissimo: la buona volontà, per le cose più serie della nostra vita interiore, non basta. C’è un’unica soluzione per questi conti che non tornano – e che non torneranno mai: vivere di misericordia. Non ci possiamo permettere di tenere i conti in sospeso con nessuno. «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia».


10 settembre 2020

 
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