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martedì 07 dicembre 2021
 

XXVII Domenica del tempo ordinario (Anno B ) - 10 ottobre 2021

L'etica cristiana davanti alla ricchezza

 

Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Marco 10,17-30

 

 

Questo brano, cui la tradizione ha dato il nome del “giovane ricco” – perché Matteo [19,22] parla di un giovane: Marco non dice che il “tale” fosse giovane – è una delle colonne (tra l’altro) dell’etica economica evangelica. È un testo molto ricco da diverse prospettive.

Innanzitutto, è un esempio di fallimento di una vocazione, che quindi dice che anche Gesù ha avuto i suoi “no” alla chiamata, a ricordarci che la vocazione è sempre un incontro di libertà, di chi chiama e di chi è chiamato. Inoltre, qui Marco ci rivela che cosa chiedeva Gesù a chi voleva entrare nella sua comunità.

Le vocazioni si muovevano su due piani o due livelli. Il primo livello è quello della Legge di Mosè: per ereditare la vita eterna, o per essere salvati, sarebbe sufficiente mettere in pratica i precetti della Legge. Fin qui Gesù, chiamato «maestro buono» (a dirci che la sua fama di maestro era molto cresciuta in Israele), non aggiunge precetti suoi e specifici a chi vuole la salvezza. Ma poi, colpito da qualcosa di non specificato di quell’uomo, sente di dovergli fare una proposta per accedere a un secondo livello della sequela, di entrare nella sua comunità nomade e pellegrina. Lo guarda, lo “ama” (lo “bacia”, come traducono alcuni codici latini), e gli fa la proposta più radicale: entrare in un’altra dimensione. Dal dialogo col “giovane” e poi da quello con Pietro e i discepoli emerge con forza la natura della comunità di Gesù, della sua sequela. Nella folla affascinata dai suoi insegnamenti, la comunità “della via” di Gesù era un sottoinsieme, composta da chi “lasciava madre, padre… campi” per avere come ricompensa il centuplo su questa terra e poi la vita eterna.

A questi Gesù chiedeva tutto, di lasciare ogni legame precedente per dedicarsi all’annuncio del Regno che sta arrivando. Eskaton anticipato, la fine dei tempi vicina: chi entra in questa logica (che ritroveremo ancora molto viva in san Paolo e nelle prime comunità cristiane) non può investire energie nelle cose ordinarie, perché in un tempo diventato accelerato e straordinario cambia tutto.

 

FORZA PARADOSSALE

Di fronte al rifiuto del giovane, Gesù formula una frase decisiva sulla ricchezza che è stata fin dai Padri attenuata con traduzioni diverse sia della cruna (una porta di Gerusalemme) sia del cammello (una fune), alleggerendo la forza paradossale dell’affermazione di Gesù.

Questo brano ha fortemente influenzato l’atteggiamento dei cristiani nei confronti della ricchezza nel corso della storia della Chiesa, che ha alternato tentativi di “allargare la cruna” o di “rimpicciolire il cammello”. Sant’Agostino è tra coloro che ha cercato di rendere più semplice la possibilità di un ricco di restare ricco e diventare cristiano, tramite le elemosine e il distacco spirituale. San Francesco è quello che più ha rimpicciolito il cammello pur di entrare nel Regno.

In mezzo a questi due giganti c’è di fatto tutta l’etica cristiana di ieri e di oggi, che è stata in genere più vicina ad Agostino che a Francesco. Oggi, se vogliamo salvare il pianeta e ridurre le diseguaglianze, dobbiamo guardare soprattutto a Francesco e alla sua economia.


07 ottobre 2021

 
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