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domenica 05 febbraio 2023
 

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (anno C) - 13 novembre 2022

Saldi nella fiducia e operosi nell’amore

 

Gesù rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e rivoluzioni, non vi terrorizzate, prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Luca 21,8-9

 

L’ anno liturgico volge al termine: domenica prossima ne celebreremo solennemente l’ultima domenica, dedicata a Gesù Cristo, Nostro Signore, Re dell’Universo, alfa e omega, principio e fine. Chi tra noi, da domani, sarà in viaggio sui passi di san Paolo con Famiglia Cristiana, per festeggiarne i 90 anni, ripercorrerà l’esperienza dell’apostolo e avrà la grazia di vivere la grande solennità di Cristo Re proprio a Gerusalemme, culmine e cuore del mistero, immagine e figura di una realtà trascendente, «città del grande Re», come Gesù stesso la definisce (Matteo 5,35).

La liturgia di questa domenica, penultima dell’anno, ci introduce già nel mistero escatologico e ci invita a celebrare la regalità di Cristo, il Signore, «che viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine» (Salmo 97, Responsorio). La I lettura (Malachia) presenta una profezia degli ultimi tempi, del «giorno rovente come un forno»: esso «brucerà i superbi e coloro che commettono ingiustizia fino a non lasciar loro né radice né germoglio»; per quanti hanno timore del Signore, invece, «sorgerà il sole di giustizia». A quel giorno di gloria e di liberazione, nel quale si realizzerà in modo definitivo la salvezza e si compirà il tempo eterno del Regno, i credenti guardano, dall’inizio della storia, con serena speranza e con fede ferma (cfr. Abramo, Mosè, Giobbe): essi non vivono nella paura della fine, che conduce a «una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione», ma trascorrono un’esistenza operosa, che costruisce, nella quotidianità, il Regno del Signore già sulla terra e permette di «guadagnare il pane», dono di Dio e segno della sua paternità, «lavorando con tranquillità» (2Tessalonicesi, II lettura).

Nel Vangelo Gesù istruisce i suoi e li prepara ai giorni della fine, invitandoli a rimanere saldi nella fede che hanno ricevuto e a non lasciarsi ingannare, perché negli ultimi tempi in molti tenteranno di deviare gli uomini dalla verità con false promesse di salvezza: in quegli stessi tempi coloro che seguono Cristo, proprio per il fatto di essere suoi, saranno oggetto di persecuzioni grandi. Il Maestro precisa: sarà «occasione di dare testimonianza».

 

TESTIMONI DI SPERANZA Questo è propriamente, in greco, il martirio: la parola “martire” significa, infatti, letteralmente “testimone”. I martiri hanno tutti testimoniato la Verità alta e incrollabile per la quale ha senso dare la propria vita, nella certezza di non perderla (cfr. Marco 8,35). Martiri dunque siamo anche noi, che nel nostro tempo, come ogni “santo” in ogni tempo, ci misuriamo con false immagini di bene, contrarie a Gesù e alla Vita che Lui è e dà, e siamo chiamati a professare la Verità dell’uomo e di Dio senza reticenze e senza paura. Martiri sono, sempre, tutti i discepoli di Cristo: essi vivono «lieti» di aver trovato il tesoro prezioso (cfr. Matteo 13,44), l’amicizia con Dio, al cui cospetto ogni bene contingente impallidisce e perde valore. Essi vivono l’urgenza di guadagnare a Cristo ciascuno, facendosi tutto a tutti, come san Paolo (cfr. 1Corinzi 9,22); «con la perseveranza» che viene dalla fede «salvano la loro vita» e collaborano con Cristo alla salvezza del mondo intero.

 


10 novembre 2022

 
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