Cinque capitoli entrati in vigore, ad experimentum, per tre anni. La Cei, con le nuove linee guida "La formazione dei presbiteri nelle chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari" - 89 pagine che hanno ricevuto l’approvazione della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero – affronta anche il tema dell’ingresso degli omosessuali. L’accesso non è vietato a patto che vivano, come gli etero, «responsabilmente la castità del celibato». Non saranno ammessi invece, né in seminario né agli ordini sacri  «coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay». Inoltre nel lungo documento di sottolinea la «massima attenzione» da prestare nei confronti dei minori e degli adulti vulnerabili vigilando «con cura che coloro che chiedono l'ammissione al Seminario maggiore non siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito». Attenzione anche all’ammissione di alunni, anche stranieri, usciti o dimessi da altri seminari o da case di formazione di vita consacrata.
Spazio anche all’ambito digitale e ai social che non sono vietati, ma sui quali occorre vigilare. Per la formazione dei futuri sacerdoti ci si avvarrà dell'aiuto di equipe di laici, tra cui figure femminili, come previsto dal Sinodo, e psicologi professionisti.

I cinque capitoli del documento tracciano un iter formativo che si articola in due tempi: un primo momento dedicato alla conoscenza di sé, alla formazione, allo studio e alla preghiera. Una seconda con un maggior coinvolgimento nella comunità.