Si sta svolgendo, domenica 26 luglio, in tutte le parrocchie italiane una colletta nazionale promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana per soccorrere la popolazione venezuelana. Un gesto concreto per esprimere la vicinanza della Chiesa italiana a chi è stato duramente colpito da una doppia tragedia: il terremoto e la preesistente crisi umanitaria.
L'iniziativa, voluta dal cardinale Matteo Zuppi e coordinata da Caritas Italiana, mira a raccogliere fondi per far fronte alle emergenze presenti e future. Le offerte saranno destinate a garantire la distribuzione di acqua potabile, generi alimentari, kit igienici, medicinali e supporto sanitario, psicosociale e spirituale. La Cei invita a evitare iniziative isolate, per garantire che gli aiuti siano coordinati ed efficaci. Una delegazione di Caritas Italiana si recherà presto in Venezuela per rafforzare la collaborazione con la Chiesa locale.
La colletta nasce dall'emergenza del 24 giugno scorso, quando due forti scosse di terremoto (magnitudo 7.2 e 7.5) hanno sconvolto il nord del Paese causando oltre 5.500 vittime, e oltre 16.700 feriti, oltre a decine di migliaia di dispersi (secondo alcune stime, fino a 68.000).
Quasi 18.000 persone hanno perso la casa e vivono in campi temporanei, con oltre 1,4 milioni di nuovi bisognosi che si aggiungono agli 8 milioni già in condizioni di povertà prima del sisma.
Inoltre si stimano danni diretti per circa 37 miliardi di dollari.

Questa catastrofe naturale si è abbattuta su un Paese già provato da anni di crisi. Il Venezuela stava vivendo una fase di transizione politica dopo la cattura dell'ex presidente Nicolás Maduro a gennaio. La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha avviato aperture economiche, ma le elezioni libere restano lontane e il sistema repressivo è rimasto in gran parte intatto. La pressione statunitense, inoltre, ha chiesto e ottenuto che il Governo annunciasse anche il ritiro dalla Corte Penale Internazionale per unirsi gli sforzi guidati da Washington per «smantellare» il tribunale.

La Chiesa italiana, però, mentre la politica continua a traballare, continua il suo sostegno per non far degenerare ulteriormente la già grave crisi umanitaria.