Per coloro che conoscono il significato dell’Eucaristia, affermare che i divorziati risposati abbiano il diritto di fare la Comunione equivale a dire che è come prendere un caffè.  

A. Cereti

Il dibattito sinodale sulla famiglia non ha alcuna intenzione di venir meno alle condizioni necessarie per potersi accostare alla mensa eucaristica. Si tratta invece di considerare, teologicamente e storicamente, se per i divorziati risposati che intendono vivere secondo i valori evangelici i tanti altri aspetti della vita, non ci possa essere una via di riconciliazione.
Questa già esiste nella prassi della Chiesa orientale e mai è stata condannata dalla Chiesa di Roma. Forse che il fallimento del primo matrimonio debba essere considerato l’unico peccato imperdonabile? Forse che un assassino che si pente debba essere considerato con più misericordia di un divorziato che, riconoscendo le proprie colpe e di fronte a una situazione ormai irreversibile, ha in qualche modo ricostituito una famiglia stabile, sebbene non sacramentale?