PHOTO
Discriminati, uccisi, attaccati. L’ultimo Rapporto sulla libertà religiosa presentato dalla Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre rimarca che in due terzi del mondo la libertà religiosa non è garantita- Preoccupa molto la situazione dei cristiani in Terra Santa. «Non riusciamo a capire perché i cristiani che vivono la loro vita normale sono oggetto di tanto accanimento. Parlare di persecuzione è un po' problematico ma sicuramente sono situazioni che non possiamo accettare», ha detto il Segretario di Stato Pietro Parolin a margine dell’incontro in cui sono stati diffusi i dati. «I cristiani in Israele hanno sperimentato un livello di violenza e ostilità senza precedenti: estremisti ebraici hanno preso di mira istituzioni e leader ecclesiali», si legge nel Rapporto. Dopo il 7 ottobre «la coalizione di estrema destra guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha accentuato le divisioni etniche e religiose». Inoltre «il crollo del turismo religioso ha aggravato le difficoltà economiche delle comunità cristiane in Terra Santa». La violenza dei coloni si è riversata, in particolare, su Taybeh, l’unico villaggio della Cisgiordania interamente cristiano. Su queste violenze erano intervenuti anche tutti i Patriarchi delle Chiese di Gerusalemme che avevano denunciato «un allarmante schema di violenza dei coloni contro le comunità della Cisgiordania, comprese le loro case, i loro luoghi sacri e i loro stili di vita».
Il Rapporto, che copre il periodo da gennaio 2023 a dicembre 2024, ha analizzato la situazione in 196 Paesi documentando gravi violazione in 62 di essi. Di questi 24 sono classificati come Paesi di «persecuzione» e il rimanente come Paesi di «discriminazione». Due terzi dell'umanità — oltre 5,4 miliardi di persone — vivono in Paesi dove la libertà religiosa non è pienamente garantita. Solo due nazioni — Kazakistan e Sri Lanka — hanno registrato miglioramenti rispetto all'edizione precedente. In molti Paesi del mondo, invece, «il controllo della fede è diventato uno strumento di potere politico che denuncia una sempre più sofisticata “burocratizzazione della repressione religiosa”». I governi, spiega il Rapporto, adottano strategie sistematiche come intelligenza artificiale e strumenti digitali per controllare o sopprimere la vita religiosa. Questo accade soprattutto in Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua, dove le autorità ricorrono a tecnologie di sorveglianza di massa, censura digitale, legislazioni repressive e arresti arbitrari per colpire le comunità religiose indipendenti.
L'estremismo islamista, invece, sottolinea il Rapporto, minaccia, in particolare, Africa e Asia. In 15 Paesi rappresenta la causa principale della persecuzione e in altri 10 contribuisce alla discriminazione. Il Sahel è diventato l'epicentro della violenza jihadista, con gruppi come lo Stato Islamico - Provincia del Sahel (Issp) e il Jnim responsabili della morte di centinaia di migliaia di persone, dello sfollamento di milioni e della distruzione di centinaia di chiese cristiane e scuole. In particolare in Burkina Faso, Niger e Mali interi villaggi sono stati distrutti dalle milizie islamiste. E in Sudan, la guerra civile ha cancellato dalla mappa geografica comunità cristiane che erano lì da secoli.
In alcune zone dell’Asia è il nazionalismo etno-religioso ad alimentare la repressione delle minoranze. Le comunità cristiane e musulmane, in India e Myanmar, subiscono aggressioni ed esclusione legale. In India, in particolare, c’è una situazione che il Rapporto definisce di «persecuzione ibrida». Si tratta, cioè, di una combinazione di leggi discriminatorie e violenza perpetrata da civili ma incoraggiata dalla retorica politica. Nello stesso modo in Palestina, Israele, Sri Lanka e Nepal questa «persecuzione ibrida» genera discriminazioni strutturali.
I conflitti armati aggravano la situazione in Paesi come - oltre il Myanmar, Israele e la Palestina - Ucraina, e Russia con una «crisi silenziosa» di sfollamento. In Nigeria gli attacchi di gruppi armati legati a pastori Fulani radicalizzati hanno causato migliaia di morti e lo sradicamento di intere comunità.
Infine è emersa la criminalità organizzata come nuovo agente di persecuzione. In Messico e Haiti, gruppi armati assassinano o rapiscono leader religiosi ed estorcono denaro alle parrocchie per esercitare il controllo territoriale.




