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Si è conclusa oggi, domenica 12 aprile, l’Assemblea nazionale di Pax Christi Italia, uno spazio condiviso per rileggere l’orizzonte attuale, complesso e drammatico, segnato dal moltiplicarsi delle guerre, dall’aumento del riarmo, dai morti e dagli sfollati in Libano, Sudan, Iran.
“Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi” è il filo conduttore che ha unito i vari incontri, seguendo l’esortazione di papa Leone dello scorso 3 marzo: «Signore della vita […] disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione».
I lavori assembleari si sono aperti con l’invito del presidente di Pax Christi, monsignor Giovanni Ricchiuti, a “scomunicare” il presidente statunitense e tutti coloro che provocano o fanno guerre. Significativa anche la presenza di don Mattia Ferrari e, con lui simbolicamente di tutti i migranti che attraversano il Mediterraneo, i volontari impegnati in loro soccorso e i movimenti popolari che don Mattia coordina: una testimonianza che invita a accompagnare e sostenere questo lavoro.
Come organizzare la resistenza? A partire dall’educazione alla pace, ha indicato nella sua relazione il coordinatore nazionale Antonio De Lellis. Accanto a questo, le molte azioni per il disarmo, per il dialogo tra Chiese e culture, per un’informazione capace di dare voce e volto alle resistenze e ai movimenti dal basso.
Pax Christi Italia appoggia, con Rete Italiana Pace e Disarmo, la proposta di legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Popolare Nonviolenta e Non Armata e rilancia la richiesta – avanzata da anni dall’associazione Giovanni XXIII – di istituire un Ministero della Pace.
Dall’Assemblea emerge anche un’esortazione chiara: occupiamoci di più di Africa! Un continente immenso e plurale, attraversato da guerre sanguinose e dimenticate, come quella in Sudan, ma anche da esperienze di resistenza che aprono spiragli di speranza.
Pax Christi è un approdo – conclude il coordinatore nazionale – per quanti scelgono la nonviolenza come via per costruire “un altro mondo possibile” e, al tempo stesso, è in movimento, in cammino, capace di intrecciare relazioni, promuovere campagne e azioni, seminare speranza.
Dai gruppi di lavoro emerge un invito a superare una Chiesa “troppo depositaria della verità” e a liberarsi da forme di dipendenza clericale, seguendo il cammino aperto da papa Francesco e oggi proseguito da papa Leone.





