Quito, Ecuador
Dal nostro inviato

«Per l’America latina è una grande gioia avere la presenza di un papa latinoamericano, qualcuno che ci è vicino come è vicino il Paese fratello dell’Argentina». Sebbene indaffarato per gli ultimi preparativi prima dell’arrivo di papa Francesco, monsignor Fausto Gabriel Travez Travez, arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador, trova il tempo per rispondere alle domande di Famiglia cristiana e per spiegare che «per il nostro Paese è fonte di gioia e di speranza la visita pastorale del Santo Padre, di un pastore che conosce la realtà del mondo, e ancora di più quella dell’America Latina. Papa Francesco non è uno che parla per parlare, ma parla consapevolmente attaccando i mali e i peccati della modernità che impediscono all’uomo di arrivare al suo Creatore, Dio Padre. Sono sicuro che la visita porterà molte benedizioni e grazie per i nostri fedeli e, in generale, per tutte le persone di buona volontà che stano aprendo il cuore e la mente all’annuncio della Buona Novella».

C’è ancora bisogno di evangelizzare in un Paese già così cattolico?
«Non possiamo pensare che l'America Latina è stata evangelizzata una volta per tutte. È vero che le statistiche dicono che c’è una gran quantità di cattolici, ma il Papa va oltre i numeri: non bisogna guardare la quantità, ma la vita reale di fede per essere coerenti e impegnati con Gesù Cristo e il suo regno».

Quali sono i problemi maggiori che affronta la Chiesa cattolica?
«La Chiesa, in generale e qui in Ecuador, è chiamata a leggere i segni dei tempi e ad annunciare con nuovo ardore il Vangelo. La storia ci dimostra che ci sono sempre state diversità di persone, filosofie, modi di pensare e anche azioni contro i cristiani, come stiamo vedendo con la persecuzione dei cristiani nel mondo. Penso che la cosa importante è concentrarsi sulla missione che è quella di portare Cristo a tutti i popoli del mondo. Certo, ci sono questioni che hanno guadagnato una certa attenzione nei media, anche intorno alla famiglia e alla vita cristiana secondo la dottrina della Chiesa, ma alcuni non sono nuovi. Penso che occorre evitare il sensazionalismo e saper dare una lettura corretta della dottrina e delle parole del Santo Padre».

La questione ambientale e la questione degli indigeni. A che punto siamo?
«Il Papa arriva subito dopo la pubblicazione della sua enciclica. Le sue parole ci permettono di aprire gli occhi su certe realtà di fronte al problema dell’ecologia nel mondo. Purtroppo non possiamo limitarci a discorsi semplici o a statistiche, ma è necessario formare le coscienze e agire sui problemi del mondo. Questo è un fattore molto importante perché non si può lasciare da parte il Vangelo, ma è la Luce di Dio stesso che ci dona la saggezza di agire e di aprirci ai problemi che ci circondano. Il Vangelo, la Buona Novella, è il modo efficace per ottenere la trasformazione del cuore così che ciascuno possa agire in favore degli altri, superando l'egoismo, l'individualismo, lo sfruttamento dei poveri».

Con Aparecida si è deciso la missione continentale. Siete aiutati in questo anche da sacerdoti e religiosi di altri Paesi?
«Va ricordato che il nostro Paese è stato benedetto da molti missionari di tutto il mondo che hanno contribuito alla evangelizzazione e hanno messo in piedi opere a favore dei bisognosi. Con i nostri fratelli italiani, in particolare, abbiamo lavorato e continuiamo a fare progetti spirituali e materiali. Questo dimostra che in Cristo siamo tutti fratelli e che possiamo collaborare, ciascuno con il suo carisma,  in favore di chi è nel bisogno, superando le difficoltà e uscendo da noi stessi per darci agli altri».