Lo avevano già annunciato nei giorni scorsi e oggi lo hano reso pubblico. In attesa del Concistoro del 20 ottobre che si occuperà in particolare della situaizone del Medio Oriente, la Terza Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi ha voluto inviare un messaggio "Per le famiglie che soffrono a causa dei conflitti".
In particolare i vescovi hanno pregato, anzi «elevato la nostra supplica» per «le famiglie irachene e siriane, costrette, a causa della fede cristiana che professano o dell’appartenenza ad altre comunità etniche o religiose, ad abbandonare tutto e a fuggire verso un futuro privo di ogni certezza».
Stretta attorno a papa Francesco l'assise ha ricordato che «nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza» e che «uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio!», come il Papa aveva già detto a Tirana lo scorso 21 settembre.
I padri sinodali, infine, ringraziano «le Organizzazioni internazionali e i Paesi per la loro solidarietà» e invitano a non chiudere le porte dell'immigrazione. Anzi, a «offrire la necessaria assistenza e l’aiuto alle vittime innocenti della barbarie in atto». Nello stesso tempo chiedono «alla Comunità internazionale di adoperarsi per ristabilire la convivenza pacifica in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente».
Il Sinodo rivolge un pensiero anche alle altre zone in conflitto, «alle famiglie lacerate e sofferenti nelle altre parti del mondo, che subiscono persistenti violenze. A loro vogliamo assicurare la nostra costante preghiera perché il Signore misericordioso converta i cuori e doni pace e stabilità a quanti ora sono nella prova».

La discussione sulla violenza, in particolare a causa dei fondamentalismi, è entrata più volte nel dibattitto. Ed è arrivata chiara anche la denuncia di monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Ios in Nigeria: «I nostri seminari sono distrutti, i conventi bruciati, un'intera diocesi abbattuta. Io mi chiedo: "Perché non vengono fermati? Chi li aiuta?". Sono però pieno di speranza perché finora nessuno si è convertito. E se lo faranno le ragazze rapite sarà solo con la forza. Alla fine non riusciranno a mettere in piedi un califfato perché abbiamo uomini e donne fermi nella fede che non glielo permetteranno. Però a voi», dice rivolto ai giornalisti, «chiedo di darci voce. Vi chiedo di ricordare la mia gente. Lei non rinuncerà mai alla sua fede».