È stato da poco pubblicato il nuovo rito per il funerale cristiano, con alcune precisazioni che si erano fatte urgenti e che i vescovi italiani hanno saputo formulare con sapienza e vero spirito cristiano. Quando un battezzato muore, e la Chiesa celebra il suo esodo da questo mondo al Padre, è veramente necessario che sia annunciata la morte e la risurrezione del Signore Gesù e la risurrezione che attende tutti i morti.
E il cristiano è sempre una persona che ha creduto in Cristo, che ha invocato il suo perdono e che ha vissuto la propria fede cristiana nel grado che solo Dio conosce. Sempre il cristiano porta con sé il fardello dei suoi peccati davanti alla misericordia di Dio che non solo perdona, ma dimentica i peccati degli uomini.
Per questo la Chiesa bolognese è stata esemplare nel celebrare il funerale di Lucio Dalla. Essendo suo amico da più di quarant’anni, ho partecipato al funerale e posso testimoniare che la celebrazione è stata sobria, fedele al rito cattolico, con anche la possibilità per Marco, il collaboratore e amico di Lucio, di esprimere alla fine della liturgia il suo grazie a Lucio, un grazie che tutti noi suoi fedeli amici abbiamo sentito anche nostro.
A questo evento sono seguite polemiche veramente ignobili, che hanno cercato di strumentalizzare quella celebrazione per dire su Lucio quanto non si è avuto il coraggio di dire prima. Ma la Chiesa a Bologna si è comportata secondo il messaggio ricevuto da Cristo, manifestando che essa – come ha ricordato il cardinale Bagnasco – «ama e prega per tutti i suoi figli» e mostrando così il suo volto materno e misericordioso.
Lucio Dalla era un cristiano, con una fede simile a quella dei “piccoli”, una fede piena di speranza che lo rendeva buono, generoso, umanissimo. È morto dopo l’ultimo suo disco "Questo è amore" che ho avuto la gioia di presentare con lui a Torino: quasi un testamento, perché tutta la sua vita è stata ricerca dell’amore. E solo Dio giudicherà le vie su cui abbiamo cercato l’amore.
E il cristiano è sempre una persona che ha creduto in Cristo, che ha invocato il suo perdono e che ha vissuto la propria fede cristiana nel grado che solo Dio conosce. Sempre il cristiano porta con sé il fardello dei suoi peccati davanti alla misericordia di Dio che non solo perdona, ma dimentica i peccati degli uomini.
Per questo la Chiesa bolognese è stata esemplare nel celebrare il funerale di Lucio Dalla. Essendo suo amico da più di quarant’anni, ho partecipato al funerale e posso testimoniare che la celebrazione è stata sobria, fedele al rito cattolico, con anche la possibilità per Marco, il collaboratore e amico di Lucio, di esprimere alla fine della liturgia il suo grazie a Lucio, un grazie che tutti noi suoi fedeli amici abbiamo sentito anche nostro.
A questo evento sono seguite polemiche veramente ignobili, che hanno cercato di strumentalizzare quella celebrazione per dire su Lucio quanto non si è avuto il coraggio di dire prima. Ma la Chiesa a Bologna si è comportata secondo il messaggio ricevuto da Cristo, manifestando che essa – come ha ricordato il cardinale Bagnasco – «ama e prega per tutti i suoi figli» e mostrando così il suo volto materno e misericordioso.
Lucio Dalla era un cristiano, con una fede simile a quella dei “piccoli”, una fede piena di speranza che lo rendeva buono, generoso, umanissimo. È morto dopo l’ultimo suo disco "Questo è amore" che ho avuto la gioia di presentare con lui a Torino: quasi un testamento, perché tutta la sua vita è stata ricerca dell’amore. E solo Dio giudicherà le vie su cui abbiamo cercato l’amore.


