Alla vigilia del vertice del G7 in programma dal 15 al 17 giugno a Évian-les-Bains, in Francia, i presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), hanno rivolto ai capi di Stato e di Governo un appello dal titolo «Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana». Il documento richiama i leader delle principali economie mondiali alla responsabilità nei confronti del bene comune globale in un contesto segnato da guerre, disuguaglianze, crisi climatica e trasformazioni tecnologiche. Quattro le richieste principali avanzate dai vescovi.

Rilanciare il multilateralismo e il diritto internazionale

La prima richiesta riguarda il rafforzamento della cooperazione internazionale. I presidenti delle Conferenze episcopali chiedono agli Stati del G7 di «riaffermare il loro impegno a favore di un multilateralismo autentico, fondato sul diritto internazionale, sulla cooperazione tra le nazioni e sul rispetto della dignità umana». Nel testo si sottolinea che «una pace duratura non può essere garantita solo dalla logica del potere, dalla corsa agli armamenti o dai rapporti di forza» e che le istituzioni internazionali restano «indispensabili per prevenire i conflitti, proteggere le popolazioni civili e promuovere la giustizia tra i popoli». Il documento richiama inoltre le guerre che colpiscono l’Ucraina, la Terra Santa, il Sudan, il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e il Sahel, ribadendo l’urgenza di «rinnovare l’impegno a favore della pace».

Solidarietà con i Paesi del Sud del mondo

Un secondo capitolo è dedicato allo sviluppo e alla cooperazione internazionale. I vescovi esprimono «viva preoccupazione» per «i recenti tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo in diversi Paesi del G7» e ricordano che milioni di persone rischiano di perdere l’accesso a «cibo, salute, istruzione e protezione». Per questo chiedono ai governi di «rinnovare il loro impegno a favore della solidarietà internazionale e di un partenariato equo con i Paesi del Sud». Le politiche di sviluppo, si legge, devono avere come obiettivo prioritario «la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria». L’appello invita inoltre a mantenere gli impegni sul finanziamento allo sviluppo e a promuovere relazioni economiche fondate «sull’equità, sul rispetto dei diritti delle popolazioni locali, su condizioni di lavoro dignitose e sulla tutela dell’ambiente».

Una governance etica dell’intelligenza artificiale

Ampio spazio è riservato alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Pur riconoscendo che queste innovazioni aprono «nuove possibilità per l’istruzione, la salute e la condivisione delle conoscenze», i firmatari avvertono che esse comportano «rischi importanti, in particolare per i bambini e i giovani». Da qui la richiesta ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche di «stabilire regole internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano poste al servizio della persona umana e del bene comune». Il documento richiama anche l’Enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, secondo cui «disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata» e impedire che la tecnologia «domini l’umano». Per i vescovi, l’intelligenza artificiale «deve rimanere sotto il controllo umano ed essere governata da chiari principi etici», evitando ogni forma di disumanizzazione delle relazioni sociali e delle decisioni che riguardano la vita delle persone.

Custodire il creato e proteggere i più vulnerabili

L’ultima richiesta riguarda la crisi ambientale e le sue conseguenze sociali. I presidenti delle Conferenze episcopali ricordano che «la crisi ecologica mondiale colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più povere e le generazioni future» e chiedono ai Paesi del G7 di adottare «misure coraggiose e verificabili per accelerare una transizione ecologica giusta». Tra gli obiettivi indicati figurano la riduzione delle emissioni di gas serra, lo sviluppo delle energie rinnovabili e il sostegno ai Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. «La cura della nostra casa comune non è solo una necessità ambientale, ma anche un’esigenza di giustizia», si legge nel documento, che dedica attenzione anche al fenomeno delle migrazioni forzate. I migranti e i rifugiati, affermano i vescovi, «devono sempre essere accolti con dignità» perché «non possono essere considerati una minaccia. Sono fratelli e sorelle nell’umanità».

L’appello è firmato, tra gli altri, dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, dal cardinale Jean-Marc Aveline per la Francia e dal cardinale Tarcisio Isao Kikuchi per il Giappone, con il sostegno del presidente della Comece, monsignor Mariano Crociata.

Un messaggio che invita i leader del G7 a fare della dignità della persona umana il criterio guida delle scelte politiche, economiche e tecnologiche del nostro tempo.