Una mano inchiodata all’asse di legno e l’altra staccatasi dalla croce e protesa in basso a salvare l’umanità. Il Gesù dei naufraghi regalato stamattina a papa Francesco racchiude in sé il dramma e la speranza. Una delle quattro opere simili di Paolo Mele, napoletano di nascita e vicentino di residenza, è stata realizzata in ottone e con le tavole provenienti dal cimitero delle barche di Lampedusa. «Sono andato di persona a prenderle, anche per rendermi conto di quello che accade lì». Quasi settantenne, una vita da avvocato dopo essere stato imbarcato con la Marina militare italiana per quasi dieci anni, Mele è oggi, tra l’altro, anche Delegato e coordinatore interregionale della Protezione civile Anmi, del Veneto occidentale e del Trentino. Ricorda ancora il salvataggio dei boat people, nel 1979, cui partecipò da sottotenente di vascello: «Fummo i primi, gli unici, che si lanciarono in un’operazione di salvataggio così distante dai nostri mari. Ancora oggi sono in contatto con alcune di quelle persone che portammo in Italia. Erano disperati, preda di persone senza scrupoli, affamati. Ne salvammo un migliaio. Quando ripenso a quei mesi mi convinco ancora di più che bisogna prestare soccorso, che si tratti dei migranti nel Mediterraneo o della popolazione di Kiev. Bisogna andare ad aiutare ovunque ci sia qualcuno da proteggere». All’udienza erano presenti circa 500 membri dell’Associazione nazionale marinai d’Italia.

Nella foto alcuni dei membri della delegazione vicentina dell’Anmi, da sinistra: Giovanni Calgaro, Paolo Mele, Raffaele Osti, il vicepresidente Gino Marangon, Franco Andrea Longato, Presidente Anmi del Nucleo Speciale Salvataggio Garda