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Custodire voci e volti umani. È questo il titolo del messaggio di papa Leone XIV per la giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. La voce e il volto da sempre rappresentano il nostro modo di comunicare: dal tono di voce o dall’espressione del volto possiamo comprendere molte più cose di quelle che diciamo attraverso le parole. Sono due aspetti così importanti della nostra umanità che il Papa non esita a dire che “volto e voce sono sacri” perché sono “riflesso indelebile dell’amore di Dio”. Eppure, voce e volto oggi sono spesso usati per rappresentare qualcosa di non umano. Esistono applicazioni di intelligenza artificiale in grado di riprodurre non solo il volto di qualcuno, ma anche la sua voce, applicazioni capaci di muovere le labbra per far sembrare il dialogo reale, per far dire qualcosa che qualcuno che non ha mai detto. Tutto questo mostra la verità della sfida del nostro tempo: non si tratta di una sfida “tecnologica ma antropologica”.
Per chi si interessa e riflette sulle intelligenze artificiali, questa affermazione di papa Leone è un presupposto fondamentale: non si tratta solo di comprendere cosa tecnicamente può fare un’intelligenza artificiale ma soprattutto di capire come si pone l’uomo in questo tempo e come la nostra identità viene ad essere impattata dalla presenza di questi sistemi.
In questa riflessione sull’uomo, i tre pilastri che il Papa propone sono fondamentali. Nel messaggio si parla giustamente di cooperazione tra tutte le parti coinvolte nella definizione di governance dell’intelligenza artificiale per poter guidare l’innovazione. C’è, però, un’altra forma di cooperazione altrettanto importante: quella con l’artefatto tecnologico. Oggi la potenza di questi sistemi li rende capaci di svolgere attività che da sempre era l’uomo a realizzare e di sostituire l’uomo in molti compiti che da sempre gli appartenevano. Dobbiamo stare molto attenti a questa sostituzione o al delegare tanti compiti all’intelligenza artificiale.


Il Papa saluta alcuni fedeli in un'udienza generale
(ANSA)Infatti, se funzionalmente essi possono realizzare risultati anche migliori dei nostri, cosa accade al nostro pensiero critico o alla nostra creatività? È fondamentale scoprire che possiamo cooperare con questi sistemi che non sono più semplici strumenti nelle nostre mani, ma veri e propri agenti.
La cooperazione ci rende consapevoli delle loro e delle nostre potenzialità e ci rende anche capaci di scoprirne i rischi. Emerge così l’urgenza di un’educazione digitale che ci permetta di abitare il mondo digitale in modo “umano”, custodendo la nostra capacità di riflettere criticamente sulla realtà e di governare questa trasformazione che stiamo vivendo. L’educazione e la comprensione generano anche la nostra responsabilità “di fronte al futuro che stiamo costruendo”.
Il messaggio di papa Leone rappresenta, quindi, un nuovo tassello nella riflessione teologica sulle intelligenze artificiali. Questi sistemi sono preziose occasioni di crescita nella nostra umanità se compresi bene ma possono diventare anche vie di disumanizzazione se cadiamo nelle derive tecnocratiche e postumane che estremizzano le possibilità che questi sistemi offrono. Non dobbiamo mai dimenticarci che gli esseri umani sono sempre di più rispetto a quello che possono fare e che custodire l’umano significa anche recuperare quell’identità che il mondo digitale sembra, solo all’apparenza, averci rubato.
Voci e volti umani diventano allora ancora più preziosi per crescere nella relazione e per custodire uno dei doni più preziosi che abbiamo ricevuto: la nostra umanità.





