Nato 100 anni fa, il 18 maggio del 1920 a Wadowice, in Polonia, e morto 15 anni fa, il 2 aprile del 2005, Giovanni Paolo II ha avuto una particolare devozione nei confronti della Madonna fin da quando, a nove anni, rimasto orfano di madre, il padre lo condusse dinanzi ad una immagine di Maria e gli disse: «Questa ora è la tua mamma». La figura della Vergine fu centrale nel corso di tutta la vita, racconta in una intervista a Maria con te monsignor Slawomir Oder, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Fin dalla nascita, e dalla devozione popolare mariana tipica della Polonia, poi ungo la sua età da studente, da sacerdote, da vescovo e infine da Papa. Una vita segnata dal dolore: quello dei lutti in famiglia, quello vissuto dalla sua patria, quello di persone a lui vicine, come Wanda Poltawska, la donna che ha conosciuto da giovane sacerdote e di cui è diventato confessore, una donna che ha vissuto momenti terribili, è stata prigioniera in campo di concentramento.

 



«Una sofferenza – racconta Oder nella lunga intervista realizzata da Iacopo Scaramuzzi e pubblicata sul numero da oggi in edicola – che ha sicuramente colpito il giovane sacerdote che in lei forse ha visto la sofferenza degli innocenti della seconda guerra mondiale. Un dolore che si iscrive nel mistero iniquitatis ma che viene poi vinto con la forza del mistero della carità che si realizza anche attraverso la sofferenza delle persone». Infine, il dolore della malattia che lo portò alla morte: «Dopo la tracheotomia non può parlare più, ma noi ricordiamo la percezione che abbiamo avuto come il momento più eloquente della sua evangelizzazione, in silenzio e in unione a Cristo stretto alla croce il Venerdì Santo. Non può parlare, ma sussurra “totus tuus”, si affida anche in questo momento alla Madonna».