Entra nella cattedrale di San Pancrazio, di cui avrebbe dovuto prendere possesso il 12 maggio («ma lo Spirito Santo ha fatto diversamente», spiega durante la messa) se non ci fosse stato il conclave, con passo spedito dopo essere uscito, a piedi, dalla Villa Pontificia che si affaccia su piazza Pia. Papa Leone riceve l’applauso della folla e l’omaggio del vescovo Vincenzo Viva che gli consegna il piatto d’argento preparato per quella occasione. «Abbiamo dovuto correggere lo stemma», spiega nel mostrare il dono. Accanto il sindaco di Albano, Massimiliano Borelli, e altri 12 primi cittadini del territorio diocesano. Presente anche il ministro della sanità Orazio Schillaci.

Dall’altra parte della strada il murales di Maupal che ricorda la visita di papa Francesco del 20 settembre 2019 con il Pontefice che pulisce il cielo dal fumo delle ciminiere per far splendere nuovamente il sole.

Già dalle prime ore dell’alba i fedeli si sono messi in coda per essere il più vicino possibile alle transenne e salutare il nuovo Pontefice nel ricordo del suo predecessore.

E di papa Francesco parla Leone nella sua omelia.  «Papa Francesco diceva», ricorda Prevost, che “se vogliamo assaporare la vita con gioia, dobbiamo associare questi due atteggiamenti: da una parte, lo “stare ai piedi” di Gesù, per ascoltarlo mentre ci svela il segreto di ogni cosa; dall’altra, essere premurosi e pronti nell’ospitalità, quando Lui passa e bussa alla nostra porta, con il volto dell’amico che ha bisogno di un momento di ristoro e di fraternità”. Diceva queste parole, tra l'altro, pochi mesi prima che scoppiasse la pandemia: e quanto ci ha insegnato, in questo senso, quella lunga e dura esperienza, che ancora ricordiamo».

Spiega il Vangelo di Luca e il brano della Genesi che parlano di «ospitalità, di servizio e di ascolto». Sottolinea che quando Dio «visita Abramo nella persona di "tre uomini" che vengono alla sua tenda "nell'ora più calda del giorno"» il patriarca, che era seduto davanti alla tenda, «riconosciuta nei visitatori la presenza di Dio, si alza, corre loro incontro, si prostra fino a terra, li prega di fermarsi». Alla fine Dio gli comunica che sarà padre, anche se Sara non è più giovane.

«La dinamica di questo incontro può farci riflettere: Dio sceglie la via dell'ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l'annuncio del dono della fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più», dice Leone. «Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia. E i due anziani coniugi rispondono positivamente, senza sapere ancora cosa succederà. Riconoscono nei visitatori misteriosi la sua benedizione, la sua stessa presenza. Gli offrono quello che hanno: il cibo, la compagnia, il servizio, l’ombra di un albero. Ne ricevono la promessa di una vita nuova e di una discendenza».

E di accoglienza e ascolto parla anche il Vangelo proponendoci la scena di Gesù ospite di Marta e Maria. «Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto». Non sono atteggiamenti contrapposti. «Il servizio e l’ascolto, infatti, sono due dimensioni gemelle dell’accoglienza». Infatti, spiega il Pontefice, «se è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell'azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall'attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore, riservando, a tale scopo, momenti di silenzio e di preghiera, tempi in cui, facendo tacere rumori e distrazioni, ci raccogliamo davanti a Lui e facciamo unità in noi stessi. È questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e “vede nel Segreto”».

Leone invita a usare i giorni estivi come tempo propizio per questo scopo per «sperimentare quanto è bella e importante l'intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti e accoglienti gli uni verso gli altri. Sono giorni in cui abbiamo più tempo libero, sia per raccoglierci e meditare, che per incontrarci, spostandoci e scambiandoci visite. Approfittiamone per assaporare, venendo dal turbine di impegni e preoccupazioni, qualche momento di quiete e di raccoglimento, come pure per condividere, recandoci in qualche posto, la gioia di vederci – come per me, oggi, qui –, facciamone l'occasione per prenderci cura gli uni degli altri, per scambiarci esperienze e idee, per offrirci reciprocamente comprensione e consiglio: questo ci fa sentire amati, e tutti ne abbiamo bisogno». Anche così, aggiunge,  si promuove «nella solidarietà e nella condivisione della fede e della vita, una cultura di pace, aiutando anche chi ci sta attorno a superare fratture e ostilità e a costruire comunione: tra le persone, tra i popoli, tra le religioni».

Certo, silenzio, servizio e ascolto non sempre sono facili. «Costa fatica, ad esempio, nell'ascolto e nel servizio, la fedeltà e l'amore con cui un papà e una mamma mandano avanti la loro famiglia, come pure costa fatica l’impegno con cui i figli, a casa e a scuola, corrispondono ai loro sforzi; costa fatica capirsi quando si hanno opinioni diverse, perdonarsi quando si sbaglia, prestarsi assistenza quando si è malati, sostegno quando si è tristi. Ma è solo così, con questi sforzi, che nella vita si costruisce qualcosa di buono; è solo così che tra le persone nascono e crescono relazioni autentiche e forti, e che dal basso, dalla quotidianità, cresce, si diffonde e si sperimenta presente il Regno di Dio».

E, infine, cita sant’Agostino per ricordare il suo commento proprio a questo Vangelo: «In queste due donne sono simboleggiate due vite: la presente e la futura; l'una vissuta nella fatica e l'altra nel riposo; l'una travagliata, l'altra beata; l'una temporanea, l'altra eterna». E ancora, «pensando al lavoro di Marta diceva: “Chi mai è esente da questo servizio di prendersi cura degli altri? Chi mai può riprendere fiato da queste incombenze? Cerchiamo di compierle in modo irreprensibile e con carità [...]. Passerà la fatica e arriverà il riposo; ma si arriverà al riposo unicamente attraverso la fatica. Passerà la nave e arriverà nella patria; ma alla patria non si arriverà se non per mezzo della nave”. Abramo, Marta e Maria, oggi, ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore. Il loro esempio ci invita a conciliare, nelle nostre giornate, contemplazione e azione, riposo e fatica, silenzio e operosità, con sapienza ed equilibrio, tenendo sempre come metro di giudizio la carità di Gesù, come luce la sua Parola e come sorgente di forza la sua grazia, che ci sostiene oltre le nostre stesse possibilità».