"Non si è aggrappato alla vita, ma ne ha fatto dono all'intera famiglia paolina. Al di là della commozione, ora ci dobbiamo chiedere: 'E noi?'". Don Carlo Cibien, consigliere della Società San Paolo, dà l'ultimo saluto a don Silvio Sassi, superiore generale della Congregazione, davanti a un migliaio di persone raccolte in preghiera. C'erano, oltre a tantissimi laici, i superiori provinciali, i sacerdoti e i fratelli paolini, le suore figlie di San Paolo, le annunziatine, le pie discepole, le suore di Gesù buon pastore.

Impossibile citare tutti quelli che hanno voluto essere presenti a Roma per i funerali svoltisi nella cripta del santuario Regina degli apostoli. "Don Silvio era un paolino doc", ha detto suor Anna Maria Parenzan, superiora generale delle Figlie di San Paolo parlando a nome di tutti i rami femminili della grande famiglia paolina. Con voce commossa ha spiegato che quella di don Silvio non è una morte, ma "un salire sul sicomoro da dove si può vedere più lontano...".

Alla presenza del cardinale James Harvey, arciprete della Basilica papale di San Paolo Fuori le mura, la vita di don Sassi, "collaboratore del Signore, comunicatore e diffusore della sua pace", è stata raccontata con serenità ed emozione. Anche papa Francesco, appresa la notizia della morte di don Sassi, che aveva avuto modo di conoscere già da arcivescovo di Buenos Aires e dal quale era stato accolto ad Ariccia per gli ultimi esercizi spirituali, ha voluto unirsi in preghiera per ricordare il superiore generale. "Con la sua morte", è stato detto nell'omelia, trasmessa in diretta dal Ctv e da Telepace per dar modo a tutti i paolini sparsi nel mondo di partecipare al grave lutto, "don Sassi ha compiuto la sua ultima azione evangelizzante". E oggi sta a noi "interpretare questo segno", sapendo che "il chicco di grano è morto. Ora è il tempo del frutto, del molto frutto in Cristo"