Invoca uno sguardo di gioia, invita all’unità. Ringrazia i Vigili del Fuoco che hanno portato il tradizionale omaggio floreale all’Immacolata e perché «questi nostri fratelli discretamente sono accanto a noi, vigilando sui nostri pericoli, intervenendo eroicamente senza timore, come è accaduto anche recentemente alle zone di Ischia martoriate dalla frana. Il nostro pensiero quest’oggi va anche a questi fratelli e sorelle, alle vittime, agli sfollati, ai soccorritori, alla Chiesa isclana e al suo pastore. Oltre che dalla nostra preghiera, siano sostenuti dalla forza della nostra solidarietà, solidarietà in cui Napoli non è seconda a nessuno, e lo dico con fierezza, con la fierezza di chi si sente ormai parte di questo popolo spesso ferito ma sempre solidale!».

L’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, rivolge il suo discorso alla città in occasione della Festa dell’Immacolata e invita a preparare il Natale con la “bellezza del custodire” che è anche il titolo della sua terza Lettera d’Avvento: «Mi rivolgo proprio a te Napoli, affinché tu possa continuare a essere ciò che già sei, una città colorata dalla natura, illuminata dalla bellezza, riempita di gioia dalla creatività e dall’amore dei suoi figli», dice Battaglia, «Napoli, tu sei la città della gioia! Non della gioia superficiale, non di quell’allegria che fugge dai problemi trovando nella superficialità un rifugio dall’impatto con la dura realtà quotidiana. No, tu sei la città della gioia perché hai imparato nel corso del tempo, tra le vicende della storia – anche quelle più recenti – a guardare oltre le nuvole nella certezza che il sole c’è sempre, anche quando per qualche attimo viene ostruito dal grigiore della tempesta. La gioia per te non è mai stata negazione dei problemi ma forza per superarli con la tenacia di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Quante tempeste e mareggiate abbiamo vissuto o viviamo ancora in questo periodo! Penso alla tempesta della pandemia, in cui tu, Napoli, hai dato una dimostrazione smisurata di solidarietà e attenzione ai piccoli e agli ultimi, impedendo che fosse ulteriormente ferito chi già barcollava in un equilibro precario».

Battaglia ha evocato la «tempesta del lavoro, che ha visto numerosi operai, piccoli commercianti e artigiani privi del lavoro e dell’occupazione che con dignità avevano diligentemente portato avanti per anni! Penso alla tempesta della camorra, un cancro mortifero della nostra terra sempre arginato e combattuto da tanti uomini e donne che attraverso il proprio lavoro istituzionale, l’associazionismo, l’impegno della denuncia e il volontariato ne hanno ostacolato e tuttora ne ostacolano la vittoria, avvicinandone sempre più la sconfitta, si perché come ogni fenomeno di male anche questo, anche la camorra sarà sconfitta, ve lo assicuro, senza titubanza alcuna».

Napoli, ha detto l’arcivescovo, rivolgendosi direttamente alla città, «quante battaglie hai affrontato e affronti ogni giorno ma non lo fai mai con gli occhi tristi e il viso spento; lo fai invece con una decisa allegria, con una gioia radicata nel cuore, con quell’audace entusiasmo sostenuto dalla speranza e rafforzato dalla certezza di non essere soli, di essere comunità, di essere popolo. Si, il popolo napoletano è gioia, e la sua gioia si alimenta nella scelta quotidiana di camminare insieme, di tenersi la mano, di non andare soli, perché soli si perde sempre sul lungo termine ma insieme, anche se forse è più faticoso, si vince sempre. E tu Napoli nella storia questo lo hai dimostrato tante volte e sono certo che anche oggi, in questo tempo complesso e difficile, lo dimostrerai, vincendo con il bene ogni male, con la medicina del tuo amore ogni ferita sanguinante».

Custodire, ha detto Battaglia, «non significa fermare il tempo e sotterrare un bene prezioso, custodire non significa chiudere in un cassetto al riparo da sguardi indiscreti o da mani furtive il proprio tesoro. Custodire significa invece proteggere e valorizzare. Anche rischiando. Sfidando la rassegnazione che troppe volte ci afferra in un immobilismo che ostacola la speranza. Si, la rassegnazione ci impedisce di custodire la gioia e soprattutto genera indifferenza. Un’indifferenza apatica, rassegnata alla credenza pessimista che nulla può cambiare, perché il mondo va così. Invece no. Il mondo può cambiare se si custodisce nel cuore la gioia. E l’unico modo per custodire la gioia è farla crescere. E per questo Maria, in questo di tempo di Avvento, in questo periodo che declina le sue note sul pentagramma dell’attesa, può esserci di aiuto, insegnandoci l’arte del custodire la gioia. Lei che tra mille difficoltà ha protetto nel cuore la Parola di salvezza e la carne del suo Figlio, ci insegna che anche la gioia ha una sua gestazione, e che questa gestazione deve tradursi in una nascita, che nel tuo caso è la nascita di una città ancor più gioiosa perché fondata sul bene dell’unità, della pace, della giustizia».