C’è aria di festa a piazza San Pietro. Sfilano le bande musicali radunate a Roma per il loro Giubileo. Da piazza Cavour fino al colonnato riempiono l’aria di note e colori. Papa Leone XIV, alle 12, si affaccia puntuale dalla Loggia delle Benedizioni, accolto dallo sventolio delle bandiere e dagli striscioni. È il suo primo Regina Caeli dall’elezione. «Cari fratelli e sorelle, buona domenica!», esordisce. «Considero un dono di Dio, sottolinea subito, che questa «prima domenica del mio servizio come Vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua».  

Una domenica in cui, da «sessantadue anni, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni». E il Papa sottolinea la sua «gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno! Ed è importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di dedizione generosa a Dio e ai fratelli». La piazza applaude quando Leone XIV invita a fare «nostro l’invito che Papa Francesco ci ha lasciato nel suo Messaggio per la Giornata odierna: l’invito ad accogliere e accompagnare i giovani. E chiediamo al Padre celeste di essere gli uni per gli altri, ciascuno in base al proprio stato, pastori “secondo il suo cuore”, capaci di aiutarci a vicenda a camminare nell’amore e nella verità». E ancora esplode l’applauso alle parole: «Ai giovani dico: “Non abbiate paura, accettate l’invito della Chiesa e di Cristo Signore”». Ripete le parole di Gesù che poco prima, nella messa celebrata in privato nelle grotte vaticane, aveva ricordato.

Poi canta il Regina Caeli e prega la Vergine Maria.

Dopo la preghiera mariana il pensiero di papa Leone è tutto per la pace. Rimarca il fatto che l’8 maggio, giorno della sua elezione, è il giorno in cui si ricorda l’80esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale che ha fatto «60 milioni di vittime». «Mai più la guerra!», dice con le parole usate da Paolo VI, nel 1965, nel suo discorso all'Onu nel 25esimo della fondazione delle Nazioni Unite, e rivolgendosi ai potenti del mondo ricorda  «lo scenario drammatico di una terza guerra mondiale a pezzi, come più volte ha detto papa Francesco». E poi spiega che «porto nel mio cuore le sofferenze dell’amato popolo ucraino, si faccia il possibile per giungere al più presto a una pace autentica, giusta e duratura, siano liberati tutti i prigionieri e i bambini possano tornare alle proprie famiglie». Al tempo stesso «mi addolora profondamente quanto accade nella striscia di Gaza. Cessi immediatamente il fuoco, si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi».

Sottolinea anche qualche spiraglio di speranza. «Ho accolto invece con soddisfazione», dice, «l’annuncio del cessate il fuoco tra India e Pakistan e auspico che attraverso i prossimi negoziati si possa presto giungere a un accordo durevole. Ma quanti altri conflitti ci sono nel mondo!». E allora affida a Maria, Regina della pace «questo accorato appello perché sia lei a presentarlo a Gesù per ottenerci il miracolo della pace».

Infine non dimentica di salutare le mamme, nel giorno della loro festa «con una preghiera per loro e per quelle che sono già in cielo».