Santa Maria di Leuca (Lecce)

«Non dove è Dio, ma dove sei tu uomo. Cosa abbiamo fatto della nostra umanità?».

È da questa domanda, che affiora dal libro della Genesi della prima lettura, che il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha voluto rileggere il dramma delle guerre, delle divisioni e della paura che attraversano il Mediterraneo e il mondo. Una domanda rivolta non soltanto ai potenti, ma a ciascuno: perché la pace, ha ricordato il Patriarca latino di Gerusalemme, non può essere semplicemente delegata a chi governa.

È stato questo uno dei passaggi più forti dell’omelia pronunciata venerdì mattina sul piazzale del Santuario di Santa Maria de finibus terrae, a conclusione della Carta di Leuca 2026, il meeting internazionale che ha riunito in questi giorni giovani provenienti da diversi Paesi e comunità del Mediterraneo. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da Pizzaballa e concelebrata dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli, insieme a numerosi sacerdoti della diocesi.

Il cardinale Pizzaballa mentre firma, insieme al vescovo Vito Angiuli, la Carta di Leuca 2026
Il cardinale Pizzaballa mentre firma, insieme al vescovo Vito Angiuli, la Carta di Leuca 2026

Il cardinale Pizzaballa mentre firma, insieme al vescovo Vito Angiuli, la Carta di Leuca 2026

«La prima domanda della Bibbia è: dove sei?»

Pizzaballa ha preso le mosse dalle letture proclamate nella liturgia mettendo in relazione il dialogo tra Dio e Adamo nella Genesi con quello tra l’angelo e Maria nel Vangelo dell’Annunciazione: «La prima domanda di tutta la Bibbia è: dove sei? È una domanda di Dio. È Dio che chiede ad Adamo, all’uomo, che cerca l’uomo e non lo trova». Una domanda che, secondo il Patriarca di Gerusalemme, attraversa tutta la storia della salvezza e arriva fino all’uomo contemporaneo. «Molto spesso, soprattutto dopo le tragedie che abbiamo assistito in questo ultimo tempo, a volte anche i nostri fedeli del Medio Oriente ci chiedono dove è Dio in tutto questo, perché Dio non fa qualcosa, perché Dio non interviene, perché Dio permette tutto questo male», ha osservato Pizzaballa. La risposta, però, rovescia la prospettiva: «Non dove è Dio ma dove sei tu uomo».

E il cardinale ha reso concreta quella domanda guardando proprio alla Terra Santa: «A Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in Palestina, a Santa Maria di Leuca, in Puglia, in qualsiasi parte del mondo». Ovunque, ha spiegato, «la prima responsabilità è riconoscere nell’altro l’immagine di Dio». L’altro «non è un nemico, un animale, una bestia», ha detto Pizzaballa che ha denunciato la «deumanizzazione del prossimo» alla quale si assiste nelle guerre e nei conflitti: «L’altro non è più creato a immagine e somiglianza di Dio, ma l’altro è un nemico, un animale, una bestia, qualsiasi cosa». Da qui nascono, ha spiegato, «sfiducia, un atteggiamento cinico di sfiducia e di paura».

La risposta, allora, deve partire dal modo in cui ciascuno guarda e tratta il prossimo: «Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio». E questa consapevolezza deve diventare concreta nelle relazioni personali e familiari, nelle comunità e nella Chiesa. «Dobbiamo innanzitutto riconoscere in ogni essere, in ogni persona, l’immagine e la somiglianza di Dio. Quando guardiamo a qualsiasi persona, a qualsiasi essere, è come se guardassimo Dio».

I giovani mentre firmano la Carta di Leuca 2026
I giovani mentre firmano la Carta di Leuca 2026

I giovani mentre firmano la Carta di Leuca 2026

Maria e la responsabilità di scegliere la pace

Dal «non temere» pronunciato dall’angelo a Maria, Pizzaballa ha tratto un secondo passaggio decisivo. La storia della salvezza, ha sottolineato, passa attraverso una scelta libera: «Il mondo è stato cambiato letteralmente da allora eppure tutto questo è passato attraverso una scelta libera e responsabile di una donna che ha posto la sua fiducia nella parola del Signore». Lo stesso vale per la pace: «Noi pensiamo sempre che la pace la debbano fare il presidente della Regione, della provincia, il presidente degli Stati Uniti o di Israele o di Palestina, tutti gli altri, o il vescovo o anche il cardinale, la devono fare gli altri ma non è così. La pace invece passa attraverso la libera scelta di ciascuno di noi che sempre siamo di fronte a una scelta responsabile».

Rivolgendosi ai responsabili politici e istituzionali, ha aggiunto, «dobbiamo naturalmente chiedere che ognuno di voi compia delle scelte secondo Dio», ma, rivolgendosi a tutti i fedeli, senza delegare completamente a loro la responsabilità della pace: «Ciascuno di noi deve fare la sua scelta e costruire nel proprio contesto di vita scelte di pace, capaci di relazioni, di dialogo, di incontro».

Un momento della celebrazione sul piazzale del Santuario di Santa Maria di Leuca
Un momento della celebrazione sul piazzale del Santuario di Santa Maria di Leuca

Un momento della celebrazione sul piazzale del Santuario di Santa Maria di Leuca

«Mano aperta verso tutti»

Il cardinale ha quindi guardato direttamente alle sofferenze provocate dalla guerra, in particolare a Gaza e in Cisgiordania: «Dio non cancella il pianto e Dio non sarà mai felice del pianto dell’uomo, ma ci può insegnare, ci insegna a stare dentro il pianto dell’uomo e dentro il nostro dolore in maniera diversa». Per la Chiesa, questo significa non arrendersi alla rassegnazione: «Dentro questa realtà noi dobbiamo continuare a generare vita». E ha indicato un atteggiamento che sintetizza la responsabilità cristiana davanti alla guerra e all’ingiustizia: «La schiena deve essere dritta, la testa deve guardare in alto ma la mano deve sempre essere aperta verso tutti». Questo atteggiamento non significa, ha precisato, «tacere di fronte a quello che sta accadendo», ma mantenere insieme verità, coraggio e apertura all’altro.

Lo sguardo del Salento verso il Mediterraneo

Da Santa Maria di Leuca Pizzaballa ha poi richiamato la vocazione di questa terra «di confine, ma anche di accoglienza, di partenza e di arrivi», abituata all’intreccio di culture e popolazioni. Il Santuario di Santa Maria de finibus terrae, con accanto l’imponente faro che da sempre indica la rotta ai naviganti, si affaccia sulla grande distesa del Mediterraneo. Ed è proprio il mare, nel cuore dell’omelia, a diventare per Pizzaballa un’immagine capace di parlare della paura e, insieme, della speranza: «Mi fa impressione pensare che dall’altra parte della costa c’è la terra dalla quale provengo non così vicina ma neanche così lontana», ha detto il Patriarca di Gerusalemme, indicando idealmente l’altra sponda del Mediterraneo. Un mare che può apparire immenso e persino minaccioso, capace di suscitare timore proprio per la sua vastità, ma che può anche insegnare ad allargare lo sguardo e a non lasciarsi imprigionare dalla paura. Per questo Leuca, ha sottolineato Pizzaballa, ha una «vocazione specifica» proprio nel suo essere protesa verso il mare. «La prima cosa che si fa quando ci si rivolge verso il mare è ammirarlo, guardarlo». Anche quando davanti agli occhi «magari non c’è niente», occorre continuare a guardare quella distesa, perché «è un luogo importante, significativo perché tiene sempre lo sguardo verso l’orizzonte».

Il mare, dunque, non è soltanto un confine. Può diventare l’immagine di un orizzonte da cercare, di uno spazio che invita a uscire da sé e dalle proprie paure: «Quando uno chiude lo sguardo è perché ha paura, invece uno sguardo aperto significa anche un cuore aperto, disponibile», ha concluso il cardinale.

È una delle immagini più forti consegnate da Pizzaballa ai giovani della Carta di Leuca: davanti a un Mediterraneo attraversato da guerre, migrazioni, divisioni e paure, non chiudere gli occhi né lo sguardo. Restare con la testa alta e gli occhi rivolti all’orizzonte perché anche il mare che separa può diventare il luogo da cui ricominciare a incontrarsi.

«Non vogliamo restare indifferenti»

Prima della celebrazione eucaristica, i giovani del Mediterraneo che hanno partecipato al meeting hanno proclamato in varie lingue, tra cui inglese ed arabo, la Carta di Leuca 2026, un documento nel quale hanno messo nero su bianco il loro impegno per la pace, la fraternità e il dialogo tra popoli e culture.

«Ci impegniamo ad avere occhi aperti, capaci di riconoscere e accogliere le complessità del nostro tempo», si legge nel testo, «non vogliamo restare indifferenti davanti alle ferite tra i popoli, a quelle della nostra terra e del creato».

Il documento richiama l’immagine evangelica del Buon Samaritano sull’esempio del quale, scrivono, «vogliamo vedere le piaghe dell’umanità e prendercene cura con compassione, perché nessuno sia lasciato solo lungo la strada». Un altro passaggio è dedicato alla diversità, contrapposta all’omologazione: «Non siamo chiamati a conformarci tra di noi ma a vivere nella comunione». La differenza, affermano i giovani, non deve diventare una minaccia: «Ciò che è diverso non divide, ma arricchisce».

E ancora, il documento invita a liberarsi dal peso delle ferite del passato: «Ci impegniamo a guarire le memorie personali e comunitarie», perché la fede possa «far emergere risorse rimaste nascoste e nuove possibilità di incontro».

Infine, lo sguardo torna al Mediterraneo: «Noi scegliamo di credere che proprio dal Mediterraneo può levarsi un grido profetico di giustizia e di pace, che oltrepassi ogni confine e raggiunga ogni popolo». E la promessa dei giovani è chiara: «Vogliamo essere voce di questo grido, perché dal nostro mare sorga la speranza e il mondo intero conosca una nuova era di pace».

La firma di Pizzaballa

Subito dopo la proclamazione della Carta, prima dell’inizio della Messa, il cardinale Pizzaballa ha apposto la propria firma sul documento. Dopo di lui hanno firmato il vescovo Vito Angiuli, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e numerosi sindaci dei Comuni della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. La Carta è stata quindi sottoscritta anche dai giovani protagonisti dell’incontro, compresi quelli che nella notte hanno percorso a piedi il cammino dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano fino al Santuario di Santa Maria di Leuca.

Un pellegrinaggio notturno diventato parte integrante del messaggio della Carta: dalla memoria di un vescovo che ha fatto della pace, dell’accoglienza e della nonviolenza una delle cifre del suo ministero, fino a quel promontorio proteso sul Mediterraneo che da secoli rappresenta un luogo di incontro tra Oriente e Occidente.

L'offerta dell'olio per alimentare la Lux Pacis
L'offerta dell'olio per alimentare la Lux Pacis

L'offerta dell'olio per alimentare la Lux Pacis

La Lux Pacis offerta dal comune di Alessano

Al termine della celebrazione è arrivato un altro gesto simbolico. La città di Alessano, attraverso il sindaco Osvaldo Stendardo, ha offerto l’olio per alimentare la Lux Pacis, la «luce della pace».

La lampada è stata portata davanti all’immagine della Madonna di Leuca custodita nel Santuario dallo stesso sindaco Stendardo e dal cardinale Pizzaballa. Lì resterà per tutto l’anno, come segno visibile del legame tra Alessano, la memoria di don Tonino Bello e il cammino dei giovani del Mediterraneo.

La luce consegnata a Leuca raccoglie così idealmente il messaggio della Carta e dell’omelia: non una pace affidata soltanto alle dichiarazioni dei grandi della terra ma una pace che chiede a ciascuno di assumersi una responsabilità concreta. Perché, come ha ricordato Pizzaballa dall’estremo lembo d’Italia e d’Europa, «non dobbiamo rassegnarci pensando che non possiamo fare nulla di fronte a tutto questo».