«C’è stato in questa vicenda il giudizio sommario, senza appello, senza misericordia, di chi parla senza sapere, senza conoscere». A Sant’Angelo Lodigiano è il giorno dei funerali di Giovanna Pedretti, la ristoratrice trovata morta il 14 gennaio scorso nel greto del fiume Lambro.

Nei giorni precedenti la tragedia, la donna aveva ricevuto lodi per aver risposto a tono a una recensione di un cliente che si lamentava di aver mangiato nel suo locale - la pizzeria “Le Vignole” della cittadina che conta circa 13mila abitanti - con a fianco due omosessuali e un disabile e poi era stata accusata sui social proprio di aver inventato quella recensione solo per farsi pubblicità.

La chiesa è gremita, presenti un migliaio di persone. Sul sagrato, è stato esposto (e poi tolto all’arrivo della salma) lo stesso striscione per ribadire ai giornalisti di rispettare il momento di dolore, che era comparso, nei giorni scorsi, vicino all'abitazione della donna, che si trova sopra la pizzeria.

Don Enzo Raimondi, che ha celebrato le esequie insieme a tutti i parroci di Sant'Angelo, all'arrivo della bara in chiesa ha detto che «non è il clamore mediatico che ci riunisce qui ma l'amicizia con Giovanna e la vicinanza ai familiari. Siamo qui per lei».

Amici, colleghi e conoscenti si stringono intorno alla famiglia della donna, soprattutto alla figlia Fiorina di 28 anni e al marito Nello D'Avino, con cui la ristoratrice condivideva tutto da oltre 30 anni. All’omelia, don Ezio Raimondi ha avuto parole molte dure: «Il rincorrersi, senza alcun filtro, dei sospetti, pesanti come macigni. Costruiti per soddisfare i pruriti di gente ormai frustrata al punto da bramare la narrazione delle disgrazie altrui. Dove il teorema da dimostrare, il dubbio da alimentare è che anche dove c'è del bene si nasconde, alla fine, un interesse, un tornaconto. Facendo così diventare le ombre tenebra».

Raimondi ha ricordato il «dolore e il clamore: due parole così assonanti e dissonanti allo stesso tempo da produrre note stonate che noi abbiamo dovuto, nostro malgrado, ascoltare in questi giorni. Da una parte - ha aggiunto don Raimondi - la famiglia, dall'altra l'invadenza, l'insistenza. L'arroganza di chi crede di poter distruggere e poi restituire la stima e la dignità di qualcuno ma che, in realtà, non ha avuto nessuna possibilità di far vacillare chi ha conosciuto Giovanna, nel credere alla sua acclarata onestà e generosità». «Giovanna non era sola, non lo è in questo momento - ha concluso -. Dio le è stato vicino anche negli ultimi momenti come è vicino alla famiglia, a tutti noi. Ma abbiamo visto il male cosa può fare. Ci sentiamo, a volte, così svuotati che la cattiveria ci dà il colpo di grazia. Lasciamo che Dio ci aiuti a pensare Giovanna libera, serena, tra le braccia del padre».

Poi la riflessione sulla cittadina, ancora sconvolta e sotto shock dopo questa tragedia. Da una parte, ha continuato il sacerdote, «c'è una comunità provata, come la nostra, desiderosa solo di essere vicina alla famiglia e di regalare l'ultimo saluto a Giovanna, per restituirle quello che le è stato tolto. Dall'altra il chiedersi come fare per evitare tragedie simili. Come impedire ai leoni da tastiera di riversare impunemente il loro odio, dimenticando il potere distruttivo che possono avere anche semplici parole, che è il significato della massima “Ne uccide più la lingua che la spada”».

I parenti della donna hanno chiesto di evitare l'acquisto di fiori o corone ma di effettuare, per chi vorrà, delle donazioni all’associazione "Genitori e amici dei disabili", al gruppo il Maggiolino (realtà con cui Giovanna Pedretti aveva già organizzato diverse iniziative e raccolte fondi nel suo locale) e alla casa di riposo Santa Cabrini di Sant'Angelo Lodigiano.